Critiche comprensibili, ma occorrono anche valutazioni realistiche
Faccio una doverosa premessa. I tifosi, anche quelli non paganti, hanno tutto il diritto di rivolgere critiche alla società, a imprecare contro l’allenatore, a fischiare i calciatori. La lesa maestà, nel calcio, non esiste. Fa parte del gioco e, a dire il vero, senza questo elemento “passionale” il calcio sarebbe anche un po’ noioso. A Milano, durante le presidenze Ernesto Pellegrini e poi Massimo Moratti, c’erano facoltosi tifosi che acquistavano azioni di minoranza dell’Inter solo per il gusto di partecipare all’assemblea annuale sul bilancio e criticare ferocemente la società. Non mi stupisce la velocità con cui si passa dall’esaltazione allo scetticismo, se non al pessimismo più nero, per poi tornare alla più sincera passionalità. Non possono esserci regole per un amore sconfinato.
Ogni tanto, però, occorre tentare di analizzare le situazioni con freddezza e serenità, “emancipandoci dall’incubo delle passioni”, come cantava Franco Battiato.
Il presidente Floriano Noto, nella conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore (il “filosofo” Giorgio Gorgone) ha molto insistito sui concetti di “sostenibilità” e di “continuità”, attirandosi un bel po’ di critiche social, con qualcuno che lo ha anche definito “senza cuore”. La scelta di farsi affiancare dai tre bambini-tifosi, che con le loro lacrime hanno commosso l’Italia, sembrerebbe dire il contrario.
Io penso che occorra soffermarsi sul valore di quelle due parole magiche, “sostenibilità” e “continuità”, che rappresentano i presupposti fondamentali per fare calcio in una realtà di provincia come Catanzaro. Proprio l’assenza di “sostenibilità” e “continuità” ha prodotto la lunga e insopportabile parentesi, durata decenni, di un Catanzaro fuori dal calcio professionistico e dai campionati che contano.
Forse Floriano Noto è stato troppo ruvido e diretto, scegliendo il linguaggio della chiarezza che non a tutti piace. Il riferimento al passivo di 3 milioni 800mila euro a me non è parso una lamentela, piuttosto la rivendicazione di un risultato aziendale notevole per una società che movimenta circa 22 milioni di euro all’anno. Risultato ancora più apprezzabile se paragonato ai 73 milioni di passivo del Palermo e ai 45 milioni di euro di passivo della Sampdoria. Con la differenza che il City Football Group dell’emiro Khaldoon Al Mubarak ha immesso 49,2 milioni di euro nell’ultimo bilancio rosanero e l’imprenditore di Singapore Joseph Tey versato 112 milioni di euro negli ultimi due anni nelle casse genovesi.
E’ anche indicativo l’apporto che lo “stadio”, inteso come abbonamenti e botteghino, fornisce annualmente a questi grandi club: quasi 7 milioni al Palermo, 4 milioni e mezzo alla Samp. Il Catanzaro si deve “accontentare” di poco più di un milione, anche a causa dalla minore capienza del “Ceravolo” rispetto al “Barbera” e al “Ferraris”.
Ebbene, nonostante gli slanci generosi di magnati arabi e asiatici e contratti da favola per i calciatori, rosanero e blucerchiati continuano da anni a navigare in serie B, classificandosi puntualmente dietro alle Aquile giallorosse, a dimostrazione che non sempre i risultati sono determinati dai soldi. Parliamo di club che hanno alle spalle città metropolitane come Palermo (1 milione 200mila abitanti) e Genova (820mila abitanti) con tessuti economici neanche minimamente paragonabili al nostro.
Il Catanzaro, non bisogna mai dimenticarlo, appartiene alla schiera, sempre più sparuta, di club con proprietà interamente italiana. Le ultime società a cadere nelle grinfie dei fondi stranieri sono state, proprio nelle scorse settimane, il Frosinone e l’Empoli.
Io penso che gli straordinari risultati degli ultimi quattro anni conseguiti dal Catanzaro – una promozione e tre playoff consecutivi – non siano stati occasionali o solo frutto del caso e della buona sorte. Ci sono voluti impegno, capacità manageriale, organizzazione e anche una notevole immissione di denaro fresco.
Non credo ad una famiglia Noto sfiduciata e demotivata. Non si comprenderebbe altrimenti il corposo investimento per il grande Centro sportivo a Simeri Mare, struttura fondamentale per il futuro. Un presidente demotivato non avrebbe certo accettato di fare il n. 2 della Lega di Serie BKT.
Un giudizio compiuto sul mercato lo si potrà dare solo ad operazioni concluse. Parlare di smantellamento della squadra mi sembra eccessivo, ma poi, come al solito, sarà il campo a dare il responso finale e inappellabile. Ci aspetta un campionato davvero “tosto” sia per la qualità delle concorrenti sia per gli inevitabili contraccolpi dei lavori al “Ceravolo”. Cominciare con due o tre trasferte consecutive non sarà una passeggiata.
Le preoccupazioni che registro in questi giorni sono comprensibili e sono dettate dal grande amore che i tifosi riservano all’Us. Il presidente deve avere la capacità di ascoltarle, senza per questo perdere la sua bussola manageriale prudente e pragmatica.
Ma “sostenibilità” e “continuità” sono le parole fondamentali per continuare a vivere questo sogno chiamato Catanzaro che anche quest’anno ci farà gioire, soffrire, esultare, arrabbiare e piangere di commozione.
