Ospite in diretta sui canali di Passione Catanzaro, l’ex tecnico giallorosso Fabio Caserta ha analizzato il delicato momento di transizione vissuto dalla squadra. Un avvio segnato da profondi stravolgimenti nell’organico, ritardi di condizione dovuti alle dinamiche di mercato e l’incognita legata alla disponibilità dello stadio Nicola Ceravolo. L’allenatore ha invitato l’ambiente alla calma, difendendo le scelte della società e del direttore sportivo Ciro Polito, oltre a sottolineare la necessità di concedere tempo al nuovo percorso tecnico.
L’anno zero dopo l’esaltante stagione passata
Ripartire a fari spenti dopo aver sfiorato la massima serie rappresenta un passaggio delicatissimo. Il peso delle aspettative rischia di schiacciare chi deve raccogliere un’eredità ingombrante.
«Non era facile ripartire dopo un campionato straordinario come quello dell’anno scorso», ha spiegato Fabio Caserta. «Tanti giocatori importanti sono andati via e altrettanti ne sono arrivati. Quest’anno è veramente un ‘anno zero’. Non è facile mandare giù quello che è successo perché è stato fatto un qualcosa di eccezionale, ma ripartire non è mai facile a prescindere da tutto».
Le insidie del calciomercato e la gestione dei singoli
L’impatto di una sessione di trasferimenti prolungata penalizza il lavoro settimanale dello staff. Integre risorse arrivano solo nelle battute conclusive, prive della necessaria brillantezza fisica.
«Questo è il periodo più brutto per un allenatore», ha rimarcato il tecnico. «Negli ultimi giorni fai 3 o 4 acquisti e poi devi ricominciare, rispiegare tutte le cose ai nuovi arrivati. Intanto fai 2 o 3 partite, i risultati non arrivano e in una piazza esigente come Catanzaro diventa complicato».
L’allenatore ha poi chiarito il criterio alla base delle scelte di formazione: «Noi abbiamo una settimana di tempo per vedere durante gli allenamenti chi sta più in forma. Se faccio l’esempio di Pietro Iemmello, non m’aspetto con le sue caratteristiche che durante la settimana vada a 2000, so che in partita le qualità tecniche, tattiche e l’intelligenza fanno la differenza».
Focus specifico anche su Mehdi Dorval: «È un giocatore giovane che può ricoprire più ruoli. Se sta bene fisicamente ma soprattutto mentalmente, sapendo che deve essere l’anno del rilancio, può fare bene. Ogni anno si azzera il contachilometri e si riparte».
La forza della società e il fattore Nicola Ceravolo
La garanzia principale per il futuro risiede nella solidità dirigenziale. La presenza di un direttore sportivo d’esperienza garantisce protezione alla guida tecnica nei momenti di flessione.
«La società sa bene quello che fa», ha dichiarato Fabio Caserta. «Ciro Polito è uno dei più bravi nel calcio italiano: oltre a saper trovare giocatori giovani e meno giovani, per un allenatore è una persona che ti tutela. Lavorare con una società come quella del Catanzaro è un vantaggio, sono molto fiducioso perché la squadra è in buone mani».
Un passaggio cruciale riguarda la spinta del pubblico tra le mura amiche: «Sono più preoccupato per lo stadio che per l’inizio di campionato. Il discorso di non avere il Ceravolo come c’è sempre stato e il sostegno dei tifosi è la cosa più difficile da affrontare. Quando entri e senti la curva che canta nei momenti di difficoltà, diventa un avversario in più per gli altri. Mi auguro si risolva prima possibile».
L’analisi sulle palle inattive e la duttilità tattica
Gli errori registrati sui calci piazzati rappresentano il principale difetto di gioventù evidenziato nelle prime uscite. La curatela dei dettagli rimane l’unica strada per invertire il trend.
«Sui calci piazzati ci perdevo tanto tempo perché la maggior parte dei gol arriva da lì o da ripartenze», ha analizzato il mister. «Ho visto che adesso il Catanzaro marca a uomo. Sarà bravo il mister a lavorare insieme ai ragazzi per limitare questo difetto, ci vuole solo tempo».
Chiusura dedicata all’assetto di gioco e ai singoli interpreti in rosa: «I sistemi di gioco sono numeri, bisogna vedere come li interpreti in base alle caratteristiche dei calciatori. Jacopo Petriccione può giocare sia a 2 che a 3 a metà campo. Se giochi con 3 centrocampisti ha più copertura in fase difensiva e risaltano le sue qualità. Questa rosa ha giocatori per fare tutto: c’è Simone Pafundi, c’è Marco D’Alessandro, ci sono tutti esterni forti. Bisogna solo avere pazienza».
Il messaggio lanciato da Fabio Caserta traccia una rotta chiara: il Catanzaro possiede le strutture umane e tecniche per ritrovare equilibrio e galleggiare con autorevolezza nel mare magno della Serie B.
