Catanzaro, parla Noto: centro sportivo, obiettivo Serie A e passione

I riflettori del Premio “Umberto Monteleone” a Cessaniti hanno offerto il palcoscenico ideale per tracciare la rotta presente e futura del club giallorosso. Il presidente Floriano Noto ha affrontato senza filtri i temi caldi del momento: dalla gestione della pressione della piazza al capitolo infrastrutture, passando per le dinamiche di calciomercato e la filosofia di una società a conduzione familiare nell’era dei fondi esteri. Un manifesto programmatico limpido, pensato per blindare la crescita organica della società senza farsi travolgere dall’ossessione per il salto di categoria immediato, puntando forte sulla passione e su un’identità radicata nell’intero territorio calabrese.

L’ansia da prestazione e la programmazione a lungo termine

Il timore principale del patron riguarda l’eccessiva pressione dell’ambiente attorno al traguardo della massima serie. Il paragone utilizzato chiarisce senza equivoci la posizione della proprietà:

«Ci sono giovani sposati, trentenni, che non riescono ad avere figli. I genitori di entrambi chiedono: “Ma quand’è che arriva il nipotino?” A forza di sentirlo, ai ragazzi viene l’ansia da prestazione. Ecco, non vorrei che a noi arrivasse la stessa ansia per la Serie A, perché tutti ci chiedono: “Quando andiamo in Serie A?”».

L’obiettivo strategico fissato dalla famiglia Noto non si piega alle frenesie della tifoseria. La costruzione di una realtà solida richiede pazienza e basi manageriali strutturate, partendo dall’organico aziendale:

«La Serie A è un obiettivo importante, ma io e i miei fratelli abbiamo impostato la società su una crescita a medio-lungo termine. Questo progetto, però, non è compreso dal tifoso che vuole risultati immediati. Credo che una società debba essere organizzata innanzitutto con le risorse umane. Oggi abbiamo un direttore generale, un direttore sportivo, un ufficio marketing e merchandising, e un’amministrazione strutturata. Il nostro nuovo direttore generale ha esperienza in Serie A, avendo fatto tre anni al Genoa».

Un centro sportivo da 70 ettari per la “Casa delle Aquile”

L’infrastruttura fisica rappresenta lo snodo imprescindibile per sostenere qualsiasi ambizione ad alti livelli. L’acquisto di un’ampia superficie terriera segna la svolta operativa per il patrimonio del club:

«Serve una struttura fisica: un centro sportivo. Quando si arriva in Serie A, i calciatori chiedono sempre: “Dove ci alleniamo?” Oggi ci manca quel tassello, ma lo stiamo completando: abbiamo acquistato un terreno di 70 ettari e affidato la progettazione a uno studio milanese specializzato. Saranno realizzati sette campi: tre in erba naturale e quattro in sintetico. Diventerà la “casa delle aquile”, con foresteria per i giovani. Se un presidente programma questo, significa che l’obiettivo è la Serie A, magari con un po’ di fortuna anche prima del previsto».

Sul fronte economico, Floriano Noto ha richiamato l’attenzione sulle disparità finanziarie che caratterizzano il calcio moderno e sulle logiche della Lega, citando anche recenti dichiarazioni di Fabregas al Como:

«Per lui l’incasso era irrilevante, ma per noi creerebbe un precedente pericoloso. Noi abbiamo un percorso da fare e il pubblico deve aiutarci a percorrerlo. Ci saranno strade in pianura, in discesa, ma soprattutto in salita. È in quei momenti che i tifosi devono stare vicini alla società, perché è lì che si rischia di perdere la strada».

Il nuovo corso tecnico e l’identità del club

La continuità tattica rimane il punto cardinale della gestione, pur dovendo fare i conti con i continui stravolgimenti d’organico. L’addio di Alberto Aquilani dopo i play-off si inserisce in una dinamica inevitabile quando la Serie A chiama:

«Purtroppo non riusciamo a fare cicli lunghi con gli allenatori perché ce li rubano. Alberto Aquilani, dopo i play-off, mi ha detto di avere offerte dalla Serie A. Ho dato il via libera perché era giusto così. Ora iniziamo un nuovo ciclo con un allenatore romano, serio, con principi di gioco simili a quelli di Vivarini, che portiamo avanti da quattro anni».

L’idea di calcio si sposa con esigenze pratiche ben precise:

«A me piace il gioco palla a terra, non i lanci lunghi. Però servono calciatori tecnici: se hai Pirlo, sei sereno; altrimenti, preferisci giocare lungo. In ogni caso, serve sempre un centravanti che faccia alzare la squadra quando si è pressati e non si può uscire dal basso».

Sul mercato l’azione del direttore sportivo punta a sostituire i partenti mantenendo l’equilibrio finanziario di fronte a società che accumulano perdite annue da 60-70 milioni.

Passione locale contro i fondi e l’unione della Calabria

La differenza tra una proprietà di radice territoriale e gli investitori internazionali risiede nell’empatia e nel senso di appartenenza. Floriano Noto rivendica l’orgoglio del presidente-tifoso:

«Oggi in Serie A ci sono fondi stranieri o gruppi internazionali. I Friedkin saranno anche ricchi, ma non sono tifosi come me, come Sensi, come Viola. Noi presidenti locali siamo animali in via di estinzione. Un presidente di un fondo non scappa una lacrima in campo, non abbraccia i ragazzi, non va nello spogliatoio. I fondi hanno i soldi, noi abbiamo la passione e il cuore».

Il successo più grande riguarda il legame generazionale instaurato grazie a iniziative come “Il Catanzaro sale in cattedra”, condotto nelle scuole medie della provincia:

«La mia gioia più grande è vedere i bambini con le maglie giallorosse. Prima andavano in giro con quelle di Juve, Inter, Milan o PSG. Oggi tifano Catanzaro. Questa è la cosa più bella».

L’auspicio finale riguarda l’intero movimento regionale, con la proposta di un torneo tra le cinque città capoluogo e la valorizzazione delle risorse del territorio, lontana dai soliti stereotipi:

«Dovremmo tutti smettere di parlare solo di ‘ndrangheta: c’è dappertutto, anche a Milano o Verona. Noi abbiamo tante risorse naturali e tante persone per bene. Dobbiamo lavorare sui nostri punti di forza».

Tracciare un solco netto tra l’illusione immediata e la sostenibilità aziendale costituisce la vera sfida della presidenza giallorossa. La crescita del Catanzaro passa dalla pazienza della sua gente, pilastro imprescindibile per trasformare le fondamenta del nuovo centro sportivo nella rampa di lancio verso il massimo campionato.

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