Sergio Dragone: “Catanzaro, la città senza ambizione”

Se gli altri corrono, non serve a nulla lamentarsi, prendiamocela con noi

Ad Arcavacata, nel cuore dell’area urbana Cosenza-Rende, sorgerà presto il grande policlinico universitario con 821 posti-letto, 47 posti tecnici e un pronto soccorso progettato per gestire 100.000 accessi all’anno. Progetto pronto, terreni disponibili, finanziamento in cassa. La nuova facoltà di medicina dell’Unical, già fortemente orientata sull’informatica, sarà all’avanguardia nella tecnologia robotica e nell’uso dell’intelligenza artificiale in sanità. I medici del futuro si formeranno lì.

Reggio Calabria, dove presto sarà completato il maestoso museo del mare progettato da Zaha Hadid, apprendiamo che sarà candidata al ruolo di “Città Missione del Piano Mattei”, l’istituzione strategica del governo per la cooperazione con i Paesi africani. Sempre in riva allo Stretto, dove già si è tenuto il G7 del commercio, ad agosto ci sarà il Vinitaly. E sempre a Reggio Calabria sta per essere inaugurata la nuova aerostazione. In vista anche notevoli novità per il sistema portuale reggino che l’Autorità dello Stretto potenzierà con 15 milioni di euro nella sua area “turistica”, in modo che possa accogliere anche le grandi navi da crociera.

Siamo davvero sicuri che tutto ciò è solo frutto di un ”complotto” ordito contro il Capoluogo? Non ci sfiora l’idea che se gli altri corrono è perché siamo noi ad essere immobili e sostanzialmente incapaci di proporre idee innovative, modelli e visioni?

Catanzaro è una città senza ambizione e, come tale, molto debole sullo scacchiere di una competizione tra territori. E’ profondamente sbagliato considerare Cosenza/Rende e Reggio Calabria città “nemiche”, “egoiste” e “prepotenti”. Certo, la forza preponderante della classe politica delle due consorelle ha un suo ruolo, ma sarebbe riduttivo limitare a questo aspetto il ragionamento.

Pretendere un’attenzione per il Capoluogo di Regione è giusto, così come è giusto reclamare un’equa distribuzione delle risorse, ma questo non ci assolve dalle nostre grandi responsabilità.

Catanzaro è senza ambizione perché senza idee. Si pensi che le uniche “novità” – l’azienda unica universitaria-ospedaliera e la metropolitana – sono processi che risalgono a venti anni fa, se non prima.

D’altronde, come può competere con le concorrenti una città che ci mette tre anni per realizzare un pontino di 80 metri sul lungomare? O che presenta il piano per il centro storico a fine legislatura, quando manca il tempo per realizzarlo, e non all’inizio come prassi e buon senso imporrebbero? O che non riesce a trasformare il ventennale della morte di Mimmo Rotella, conosciuto in tutto il mondo, in un grandioso evento di turismo culturale?

Una risposta forte sul piano politico poteva e doveva essere la visione della Grande Catanzaro, la costruzione dal basso di una realtà urbana di 120-130mila abitanti, caratterizzata da un sistema organico di servizi e da un disegno comune di sviluppo economico con i Comuni dell’area. Agli slogan di campagna elettorale non è seguito alcun atto pratico, tanto da potere considerare l’argomento archiviato e rinviato sine die. Non c’è da stupirsi. In presenza della volontà dei Comuni delle Serre di tornare a fare parte della nostra Provincia, nessuna voce di incoraggiamento si è levata e la questione è sembrata non interessare nessuno.

Quando il dibattito cittadino si incentra tutto sulle buche delle nostre malandate strade – che tra parentesi non sarebbe male riparare – ci si spiega il perché ad altre latitudini si voli alto e, ripeto, con ambizione.

Oggi in città c’è una sola personalità che coltiva una sana ambizione, pur impregnata di pragmatismo e realismo. E’ un ingegnere e imprenditore che in pochi anni ha riportato il Catanzaro nell’Olimpo del calcio italiano, attraverso una visione nuova e moderna che punta sulle strutture e sui giovani. Floriano Noto andrebbe clonato anche perché è l’unico che ci fa vincere i derby che invece in tutti gli altri campi puntualmente perdiamo.

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