Arresto cardiaco improvviso: il pericolo nascosto dell’“effetto spettatore”

Intervista al Dott. Giuseppe Colangelo, Cardiologo dello Sport e Istruttore Certificato di Primo Soccorso

Quando una persona si accascia improvvisamente a terra per un arresto cardiaco, la presenza di molte persone attorno dovrebbe aumentare le possibilità di essere soccorsa. Eppure non sempre accade. A spiegarci questo fenomeno è il Dott. Giuseppe Colangelo, Cardiologo dello Sport e Istruttore Certificato di Primo Soccorso.

Dottor Colangelo, che cos’è l’effetto spettatore?
L’effetto spettatore è un fenomeno psicologico ben documentato secondo cui, quando molte persone assistono a un’emergenza, ciascuna tende inconsciamente a delegare agli altri la responsabilità di intervenire. In pratica, più persone sono presenti, maggiore può essere il rischio che nessuno agisca immediatamente.

Perché questo fenomeno è particolarmente pericoloso in caso di arresto cardiaco?
Perché l’arresto cardiaco improvviso è una delle emergenze più tempo-dipendenti che esistano. Ogni minuto che passa senza rianimazione cardiopolmonare e senza l’utilizzo di un defibrillatore riduce drasticamente le probabilità di sopravvivenza. In queste situazioni non possiamo permetterci esitazioni o attese. Agire subito significa salvare il cervello e il cuore della persona colpita.

Quali sono le principali cause che bloccano le persone?
Le più frequenti sono la paura di sbagliare, la convinzione che qualcun altro sia più preparato e il timore di assumersi una responsabilità. Molti pensano: “Ci sarà sicuramente qualcuno che sa cosa fare”. Purtroppo, quando tutti ragionano così, nessuno interviene.

Cosa dovrebbe fare un cittadino che assiste a un arresto cardiaco?
La prima cosa è riconoscere l’emergenza. Se una persona è incosciente e non respira normalmente, bisogna chiamare immediatamente il 112, far recuperare un DAE, se disponibile, e iniziare le compressioni toraciche. È fondamentale rivolgersi direttamente alle persone presenti: “Lei chiami il 112”, “Lei vada a prendere il defibrillatore”. Dare indicazioni precise elimina l’ambiguità e rende più efficace la risposta collettiva.

Quanto conta la formazione?
Conta moltissimo. Le persone che hanno frequentato corsi BLSD o di primo soccorso intervengono con maggiore rapidità e sicurezza. La formazione non insegna soltanto le tecniche salvavita, ma aiuta anche a superare la paura di agire. Sapere cosa fare fa la differenza tra restare spettatori e diventare soccorritori.

Nel mondo dello sport questo tema assume un significato particolare?
Assolutamente sì. Lo sport è un ambiente in cui la sicurezza deve essere una priorità. Negli impianti sportivi la presenza di personale formato e di defibrillatori accessibili rappresenta un elemento essenziale della prevenzione. Allenatori, dirigenti, arbitri e atleti devono essere preparati ad affrontare un’emergenza cardiaca nei primi minuti, quelli che possono determinare la sopravvivenza della persona colpita.

Qual è il messaggio che desidera lanciare?
Vorrei ricordare che in caso di arresto cardiaco ogni cittadino può fare la differenza. Non bisogna aspettare che intervenga qualcun altro. La tempestività salva vite. L’effetto spettatore si combatte con la cultura del primo soccorso, con la formazione e con la consapevolezza che ciascuno di noi può essere il primo anello della catena della sopravvivenza.
“Davanti a un arresto cardiaco improvviso non servono eroi, ma persone preparate e pronte ad agire. Ogni minuto conta, ogni intervento può salvare una vita.”

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