La ferita sportiva della semifinale playoff brucia ancora sulla pelle, ma i giorni trascorsi permettono un’analisi più profonda delle fondamenta gettate dal club. Il Catanzaro ha interrotto la corsa verso la massima serie a un passo dal traguardo, scoprendo però il valore assoluto dei propri giovani. Bruno Verrengia ed Ervin Bashi, difensori di prospettiva nati rispettivamente nel 2002 e nel 2005, hanno rotto il silenzio attraverso i propri canali social ufficiali. Le loro riflessioni non si limitano al semplice congedo stagionale. Delineano una precisa dichiarazione d’intenti, utile a comprendere come la retroguardia giallorossa possieda risorse fresche su cui programmare il proprio consolidamento tattico nel prossimo torneo cadetto.
Il riscatto di Verrengia tra ostacoli e sogni sfiorati
La crescita del centrale difensivo nativo di Napoli ha seguito un percorso tortuoso, caratterizzato da sacrifici fisici e tanta determinazione. Il classe 2002 ha saputo metabolizzare la delusione di Monza con grande maturità, isolando il valore intangibile dell’esperienza accumulata.
«Solo ora che sono passati alcuni giorni sono riuscito a metabolizzare tutto quello che abbiamo vissuto. Non pensavo che un percorso potesse entrarti così tanto dentro», confessa il giovane difensore. Una stagione complessa, segnata da problemi fisici che ne hanno limitato l’impiego ma non la dedizione alla causa: «Non è stata una stagione semplice. Tra infortuni, momenti difficili, sacrifici e ostacoli, ma forse è solo il prezzo da pagare per sognare così in grande. E quest’anno non avrei immaginato di arrivare a sfiorare un sogno così. Se chiedessi a qualsiasi bambino che gioca a calcio quale sia il suo sogno, ti risponderà quasi sempre: “giocare in Serie A”. E pensare che noi eravamo veramente a un passo da tutto questo mi fa ancora venire i brividi».
Il dolore per il mancato traguardo si trasforma immediatamente in un elogio alla piazza del Ceravolo. Per il centrale campano, l’unione d’intenti tra spogliatoio e tifoseria rappresenta una vittoria che scavalca i verdetti del campo. «C’è tanta tristezza perché quando arrivi così vicino, fa male non riuscire a completare l’opera. Fa male sapere che il sogno era lì, davanti ai nostri occhi e nelle mani della nostra gente. Però in questi giorni ho capito una cosa importante: la vittoria non è soltanto alzare un trofeo o raggiungere un risultato. La vittoria è scendere in campo ogni volta con la stessa emozione della prima partita. È sentire il calore dei tifosi sulla pelle. È vedere uno stadio intero unirsi e lottare come fosse una sola famiglia. È guardare negli occhi i propri compagni, la società, tutte le persone che lavorano ogni giorno dietro le quinte, e vedere in ognuno la stessa voglia di combattere, di crederci, di non mollare mai».
Il manifesto di Bashi: la certezza di ripartire insieme
Sulla stessa lunghezza d’onda si posiziona il compagno di reparto Ervin Bashi. Il centrale albanese classe 2005, nel giro della nazionale Under 21 del proprio Paese, ha vissuto un’annata di fortissimo impatto emotivo, trovando in Calabria l’ambiente ideale per misurarsi con le pressioni del calcio professionistico. Il suo bilancio unisce amarezza e orgoglio.
«Si chiude una stagione che difficilmente dimenticherò. Dentro ci sono tante emozioni: l’orgoglio per il percorso fatto, la gratitudine per tutto ciò che abbiamo vissuto e l’amarezza per non essere riusciti a raggiungere quel sogno che abbiamo inseguito fino alla fine. Per questo fa male. Fa male a noi, e so che fa male anche a chi, da fuori, ha vissuto ogni emozione al nostro fianco. Ma se c’è una cosa che questa stagione mi ha insegnato è che ci sono percorsi che valgono più della destinazione. E il nostro è stato uno di quelli».
L’attenzione del ventenne si concentra sulla gratitudine verso la struttura tecnica e societaria che lo ha accolto e valorizzato. «È stata una stagione fatta di sacrifici, difficoltà, momenti complicati e ostacoli che spesso non si vedono. Voglio ringraziare i miei compagni, il mister, lo staff e tutta la società».
Il legame con la tifoseria viene esaltato come il vero motore immobile delle prestazioni collettive. «E poi ci siete voi. Voi che ci avete seguito ovunque. Voi che avete trasformato ogni partita in qualcosa di speciale e che non ci avete mai fatto sentire soli. Avete sofferto con noi, gioito con noi, sognato con noi. Anche se il finale non è stato quello che tutti sognavamo, ciò che abbiamo vissuto insieme quest’anno va oltre qualsiasi risultato».
Le fondamenta per il futuro del pacchetto arretrato
I due messaggi convergono verso una medesima conclusione prospettica. L’esperienza accumulata da Verrengia e Bashi costituisce un valore patrimoniale strategico per la dirigenza giallorossa. Entrambi i calciatori rifiutano l’idea di un ciclo giunto al capolinea, individuando nell’eliminazione un punto di svolta ideale per rilanciare le ambizioni del club.
«E soprattutto questa non è una fine. È solo un punto di partenza. Perché volere è potere. E chi lotta davvero, alla fine, vince sempre. Questa città ha già vinto», sentenzia il numero 26 campano. Gli fa eco il giovane centrale albanese, che lancia una promessa formale in vista del raduno estivo: «Oggi resta il dispiacere per ciò che poteva essere, ma resta anche l’orgoglio di aver fatto parte di questa famiglia. Grazie a tutti per aver creduto in noi. Grazie per aver camminato al nostro fianco. Il sogno non si è realizzato, ma il viaggio vissuto insieme resterà indimenticabile. Torneremo a lottare, insieme, per inseguire ancora quel sogno e portare le Aquile dove meritano di stare!».
La continuità difensiva rappresenta l’architrave su cui edificare il nuovo Catanzaro. Disporre di centrali moderni, strutturati fisicamente e già integrati nelle dinamiche ambientali, eviterà alla proprietà di dover rivoluzionare interamente il reparto arretrato. La maturità espressa nelle dichiarazioni ufficiali dimostra come la linea verde possieda lo spessore mentale necessario per sopportare le pressioni dell’alta classifica. Il campionato venturo richiederà cinismo, freschezza e la capacità di trasformare questi sogni sfiorati in una solida e spietata realtà agonistica.
