Giornata Mondiale del Cuore, Colangelo: «Infarto e arresto cardiaco non sono la stessa cosa»

In vista del 29 settembre, Giornata Mondiale del Cuore, il dottor Giuseppe Colangelo, cardiologo dello sport e istruttore di primo soccorso, richiama l’attenzione sull’importanza della prevenzione cardiovascolare e, soprattutto, sulla necessità di saper riconoscere e gestire un’emergenza.

«Non è una precisazione polemica né una semplice questione di parole», spiega Colangelo. «Comprendere la differenza può cambiare il comportamento dei presenti e, in caso di arresto cardiaco, può contribuire a salvare una vita».

L’infarto miocardico è causato dalla chiusura o dal restringimento improvviso di un’arteria coronaria, che impedisce al sangue e all’ossigeno di raggiungere una parte del cuore. Nella maggior parte dei casi il cuore continua a battere e la persona può rimanere cosciente. Tra i sintomi possibili ci sono dolore o oppressione al torace, difficoltà respiratoria, sudorazione fredda, nausea e dolore che può irradiarsi a braccio, schiena, collo o mandibola. In caso di sospetto infarto bisogna chiamare immediatamente il 112, senza aspettare che i sintomi passino o raggiungere autonomamente l’ospedale.

L’arresto cardiaco improvviso è invece la cessazione dell’attività meccanica efficace del cuore. La persona perde coscienza, non risponde e non respira normalmente. Può comparire il cosiddetto gasping, una respirazione irregolare e inefficace.

«Il gasping non è un respiro normale e non deve rassicurare», sottolinea Colangelo. «Se la persona è incosciente e non respira normalmente, bisogna considerare la possibilità di un arresto cardiaco e agire immediatamente».

L’arresto può essere provocato da alterazioni elettriche come fibrillazione ventricolare e tachicardia ventricolare senza polso, ma anche da asistolia o attività elettrica senza polso.

«Il cuore è una pompa biologica governata da un sistema elettrico estremamente complesso», prosegue il cardiologo. «Quando viene meno l’attività elettrica efficace o quando la pompa non riesce più a sostenere la circolazione, il sangue non raggiunge il cervello e gli altri organi vitali. Da quel momento ogni minuto conta».

L’arresto cardiaco può colpire anche persone apparentemente sane o che abbiano effettuato controlli cardiologici rassicuranti. La prevenzione rimane fondamentale, ma nessun esame può azzerare completamente il rischio.

«Come cardiologo dello sport ritengo essenziali la prevenzione e gli accertamenti», chiarisce Colangelo. «Bisogna però essere onesti con i cittadini: alcune condizioni possono essere silenti, comparire successivamente o non risultare evidenti al momento degli esami. Per questo ai controlli deve affiancarsi una popolazione preparata a intervenire».

Le cause dell’arresto non sono esclusivamente cardiache. Possono comprendere malattie strutturali ed elettriche del cuore, miocardite, cardiopatie congenite, embolia polmonare, dissezione o rottura dell’aorta, gravi emorragie, insufficienza respiratoria, soffocamento, annegamento, intossicazioni, alterazioni degli elettroliti, temperature estreme, folgorazione e traumi toracici. In ambito sportivo particolare attenzione va riservata alla commotio cordis, nella quale un colpo al torace può provocare una fibrillazione ventricolare anche in un cuore sano.

Un infarto può provocare un arresto cardiaco attraverso un’alterazione elettrica, come la fibrillazione ventricolare, oppure attraverso un grave deterioramento della funzione di pompa.

«L’infarto può causare un arresto cardiaco, ma non tutti gli infarti conducono all’arresto e non tutti gli arresti dipendono da un infarto», precisa Colangelo.

In occasione del 29 settembre, il cardiologo invita inoltre a trasformare le iniziative dedicate alla prevenzione in momenti concreti di formazione. Anche l’installazione di un defibrillatore deve essere accompagnata da informazione, manutenzione e accessibilità.

«L’inaugurazione di un DAE non deve trasformarsi in una passerella o esaurirsi con il taglio di un nastro e una fotografia», afferma. «Deve essere un momento di divulgazione, formazione e partecipazione. Bisogna spiegare ai cittadini che cosa sia l’arresto cardiaco, come riconoscerlo, come chiamare correttamente il 112, come iniziare le compressioni toraciche e come utilizzare il defibrillatore».

Il DAE deve essere facilmente raggiungibile, segnalato, controllato e disponibile in caso di necessità.

«Il defibrillatore deve essere vivo all’interno della comunità», aggiunge Colangelo. «Non può rimanere chiuso, nascosto o inaccessibile. L’installazione deve rappresentare l’inizio di un percorso e favorire quella consapevolezza comune che ci aiuta a gestire un evento inatteso come l’arresto cardiaco improvviso».

In presenza di una persona incosciente che non respira normalmente, non bisogna perdere tempo cercando di individuare la causa: occorre chiamare il 112, iniziare immediatamente le compressioni toraciche e utilizzare il DAE appena disponibile, seguendo le sue istruzioni.

«Un controllo cardiologico può ridurre il rischio», conclude Giuseppe Colangelo. «Ma una comunità formata, una persona pronta a intervenire e un defibrillatore realmente accessibile possono salvare una vita. Il 29 settembre deve servire soprattutto a costruire questa cultura. E il lavoro deve continuare ogni giorno dell’anno». Dottore Giuseppe Colangelo, cardiologo dello sport e medico dell’Ospedale Villa Malta a Sarno

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