Igor Protti, il bomber di provincia che è diventato memoria di famiglia

Ci sono persone che attraversano la nostra vita senza lasciare traccia; poi ce ne sono altre che, senza nemmeno conoscerci, diventano parte della nostra storia.
Per molti di noi, Igor Protti è stato questo.

Non era soltanto il numero 10 con la maglia amaranto del Livorno o con la bianca del Bari che correva verso la porta.
Era una presenza, una di quelle che accompagnano intere stagioni della vita che oggi ricordiamo attraverso un gol, una domenica allo stadio, una radiolina accesa in macchina, un abbraccio con nostro padre dopo una vittoria.
Quando pensiamo a Igor, in fondo, non ricordiamo soltanto lui. Ricordiamo noi stessi e chi eravamo!
Ricordiamo volti che il tempo ha cambiato, persone che oggi non sono più accanto a noi ma che allora erano lì ed esaltavano le gesta di un bomber di provincia che aveva un fiuto del gol fuori dal comune.
Un bomber vero che, oggi, ci avrebbe fatto molto comodo con la maglia della Nazionale.

Ed forse è proprio questo che fa male e scalda il cuore allo stesso tempo.
Perché Igor Protti non appartiene soltanto alla storia del calcio, appartiene alla memoria delle nostre famiglie. Quanti bambini hanno imparato ad amare il calcio guardando lui e i suoi goal?
Quanti padri hanno raccontato le sue imprese dopo averlo visto all’opera?
Quanti amici si sono stretti in un abbraccio liberatorio dopo un suo gol? Il calcio, alla fine, è soltanto una scusa.

La verità è che alcuni giocatori riescono a entrare nella vita delle persone perché rappresentano qualcosa di più grande di un risultato.
Rappresentano l’appartenenza, la fedeltà, l’idea che si possa restare sé stessi anche quando tutto intorno a noi cambia.
Igor era così, uno di noi. Con il sorriso sincero, la faccia segnata dalla fatica e quel modo di stare in campo che sembrava dire: “Io sono qui, insieme a voi.”

Ecco perché oggi il suo nome riesce a far venire gli occhi lucidi; non per nostalgia del calcio che fu ma per la nostalgia del tempo che fu e di quelle domeniche che sembravano non finire mai.
Di quei gradoni freddi che diventavano casa e di quelle persone che, oggi, vorremmo avere ancora accanto per raccontare un’altra volta quel gol, quella corsa,quell’esultanza.
Passano gli anni, cambiano gli stadi, i giocatori e perfino le città ma alcuni ricordi restano immobili, proprio come una fotografia custodita nel cassetto più prezioso.
E in quella fotografia c’è sempre Igor che corre, che lotta, che segna e che, senza saperlo, ci restituisce per un istante tutto ciò che il tempo si è portato via.
Per questo i veri campioni non sono quelli che riempiono le bacheche ma sono quelli che, quando li nomini, fanno riaffiorare un pezzo della nostra vita.

Igor Protti è uno di questi. Finché ci sarà qualcuno disposto a raccontare una sua storia, a ricordare una sua esultanza o semplicemente a sorridere pronunciando il suo nome, lui non sarà mai soltanto un ricordo.
Sarà piuttosto quel pezzo di cuore rimasto per sempre allo stadio, proprio lì, accanto ai nostri ricordi più belli.

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