Zazzaroni a PC: “Catanzaro splendida anomalia italiana”

La diretta streaming di Passione Catanzaro si tinge di autorevolezza nazionale grazie all’intervento di una delle firme più prestigiose del giornalismo sportivo italiano. Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, ha preso la parola per analizzare l’evoluzione del club giallorosso nel panorama calcistico contemporaneo. Il suo legame emotivo con la Calabria affonda le radici negli anni d’oro della massima serie, un’adolescenza segnata dalle storiche imprese delle Aquile. Lontano dai cliché retorici del mercato, l’esperto giornalista ha esaltato la gestione del presidente Noto, definendola un modello virtuoso da esportare. La finale playoff persa contro il Monza non deve arrestare questo percorso di crescita virtuoso.

Una splendida anomalia nel calcio moderno

La filosofia gestionale applicata sui tre colli rappresenta una rottura netta con le tendenze dominanti del sistema calcistico nazionale, sempre più orientato verso l’esterofilia di massa. Ivan Zazzaroni ha elogiato la composizione quasi interamente autoctona dell’organico giallorosso, esaltandone la lungimiranza strategica.

«Io sono cresciuto col Catanzaro in Serie A. Ero un ragazzino evidentemente, insomma ero amico fraterno di Di Marzio, quindi Palanca, di cui ho scritto recentemente, Silipo, Ranieri sono tutti giocatori che hanno fatto parte della mia adolescenza e poi anche della mia crescita. Il Catanzaro per me rappresentava comunque una squadra della mia Serie A fondamentalmente. Ho seguito con molto interesse, a parte Alberto Aquilani, il progetto vostro tutto italiano perché l’ho trovato una splendida anomalia in Italia. Tutti rompono le scatole dicendo che ci vogliono delle norme, dei regolamenti, l’obbligo, i limiti, gli stranieri e invece voi cosa avete fatto? Senza norme, senza limiti, avete fatto il vostro come si deve fare. In Italia non abbiamo bisogno sempre di avere delle regole restrittive, limitative per fare le cose, degli obblighi. Basta avere un progetto, un’idea. L’ho trovata meravigliosa. Mi è dispiaciuto, pensa che io abito a Monza, quindi puoi immaginare da che parte stavo».

L’esasperazione dei dettami tattici nei settori giovanili finisce spesso per soffocare il talento puro dei ragazzi italiani. Il direttore ha condiviso le riflessioni emerse durante la presentazione del suo ultimo libro, un evento che ha radunato i massimi vertici delle istituzioni sportive, da Gravina a Malagò, fino a tecnici del calibro di Roberto Mancini e Claudio Ranieri.

«Quello che Ranieri diceva fondamentalmente è che noi diamo troppa importanza alla tattica. La tattica in Europa non viene quasi considerata, ed è vero che noi facciamo molto bene a livello di Under 17, 18, 19, 20 ma perché con la tattica riusciamo a sopperire a delle limiti e carenze di carattere tecnico-qualitativo. Per cui quello che è per noi un vantaggio poi in realtà si rivela uno svantaggio perché peggioriamo su un piano della qualità, della tecnica».

Il modello italiano contro l’esterofilia delle grandi

Il divario tra l’identità del club calabrese e le strategie dei top club italiani appare evidente se si analizzano le ultime sessioni di mercato. Nessuna società di Serie A o Serie B ha scelto di ricalcare con la medesima convinzione il percorso programmatico della famiglia Noto, preferendo attingere a mercati esteri privi di radici con il territorio.

«Non ce ne sono di società che seguono questo modello. Ci sono società che hanno una percentuale di italiani un po’ più alta, l’Inter, la Roma, altre che non ne hanno proprio. Lasciamo stare il Como che è un progetto completamente diverso, quasi opposto. Adesso ho visto che il Milan ha preso tutti stranieri, tedeschi, portoghesi… vorrei sapere con quali competenze, perché ci metteranno sei mesi per capire il nostro calcio, quindi non ne avranno nemmeno il tempo. Io mi auguro che l’emergenza, le difficoltà e qualche altro problema induca qualche società a seguire il modello italiano, quindi a sviluppare il prodotto italiano anche in termini calcistici. Tutti parlano di questa benedetta sostenibilità. La sostenibilità tu la puoi in qualche modo raggiungere se fai un progetto che abbia una matrice totalmente nazionale. Anche perché poi riusciresti a fornire giocatori alla Nazionale».

La gestione dei giovani e la maturazione di Favasuli

L’inserimento di elementi di prospettiva all’interno di un telaio consolidato costituisce la vera forza motrice della squadra. Il direttore del Corriere dello Sport ha rifiutato l’idea di personalizzare l’analisi sul singolo, preferendo inquadrare elementi come Mattia Liberali o Costantino Favasuli all’interno di una logica collettiva ben definita.

«Non ne farei una questione di Liberali. Se tu mi parli del progetto Catanzaro io Liberali lo inserisco in un gruppo italiano. Quando gli italiani danno qualcosa di più, quando riescono a comunicare fra di loro anche in campo, un ragazzo giovane cresce maggiormente insieme a dei ragazzi coi quali hanno qualche anno più di lui, qualche esperienza più di lui. Questo è un aspetto fondamentale. Se tu sei un italiano di 18 anni e rientri in una squadra di Serie A piena di stranieri, o sei un fenomeno, e quindi subito riesci comunque ad essere efficace, oppure subisci la presenza di tanti stranieri, la loro personalità, e non vai da nessuna parte, un po’ ti lasciano fuori».

Il debutto di Favasuli con la selezione maggiore rappresenta una credenziale importante, ma l’approdo nel massimo campionato richiede pazienza da parte degli staff tecnici interessati alle sue prestazioni. Il rischio di bruciare le tappe in piazze esigenti come il Monza rimane elevato.

«Favasuli è un giocatore che segue il Monza, lo seguono altri naturalmente, ma la cosa più importante è permettergli di sbagliare. Se Favasuli arriva al Monza, gioca 5 partite, ne sbaglia 2 e va in panchina, è inutile che stiamo a parlare. Meglio che resti dov’è e che abbracci a lungo questo tipo di progetto. I ragazzi hanno bisogno di fiducia. Se tu pensi che debbano dare subito profitto, risultato immediatamente, tu non hai capito nulla. Non vuoi crescere i giocatori, vuoi soltanto ottenere un risultato, e il più delle volte non lo ottieni».

Le lacrime di Iemmello e il dovere di riprovarci

Il capitolo conclusivo della stagione ha lasciato in dote le immagini del capitano Pietro Iemmello in lacrime sul prato del’U-Power, consolato da un settore ospiti gremito oltre ogni limite. Quella dimostrazione di attaccamento viscerale alla maglia incarna l’essenza romantica di un calcio che resiste alle logiche del puro business finanziario.

«Iemmello è un uomo di categoria, ha fatto veramente cose importanti in B. È chiaro che le sue lacrime e il suo post-partita hanno toccato tutti, questo mi sembra evidente, così come la reazione di quella curva pazzesca che c’era a Monza. Chi la dimentica? Anche il tipo di atteggiamento che hanno avuto, gli applausi, il ringraziamento che il pubblico ha avuto nei confronti della squadra. Sono le emozioni forti che ti porti dentro. Io credo che la cosa più importante per il Catanzaro sia insistere. Cercare di nuovo la promozione con la stessa intensità, con la stessa voglia, con le stesse motivazioni, perché tanto questa volta non è riuscita ma potrà riuscire, e magari rafforzando ulteriormente la squadra di italiani. Non andiamo a sporcare questa bellissima immagine, io credo che sia questa la cosa più importante».

La lungimiranza della famiglia Noto ha tracciato un solco profondo nel calcio di seconda divisione, dimostrando che l’identità nazionale e il controllo dei bilanci possono coesistere con il raggiungimento di traguardi sportivi d’alto livello. Il compito del direttore sportivo sarà ora quello di puntellare questo gruppo senza alterarne la matrice genetica, inserendo innesti funzionali capaci di assorbire rapidamente i principi del calcio propositivo italiano. La solidità del club rappresenta la vera garanzia per una piazza che ha dimostrato di meritare palcoscenici differenti per passione e maturità culturale. Il verdetto del campo ha premiato i rivali per dettagli minimi, ma la pianificazione accurata costituisce lo strumento idoneo per ripresentarsi ai nastri di partenza con le medesime ambizioni di vertice. Il Catanzaro ha il dovere di continuare a osare.

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