Sfatiamolo questo tabù.
Il campionato di serie B è un luogo magnifico, un giardino rigoglioso che ormai conosciamo bene, un piccolo puzzle di gioie e dolori e tanti fotogrammi che andrebbero documentati uno per uno. Immagini sceniche di gioia e sconforto che si sono alternate con la rapidità della luce e che hanno issato gli attori protagonisti oggi sull’altare e domani lasciati cadere nella polvere.
Per fortuna, in cima ai tre colli si è vissuta un’annata felice (e non è la prima), una cavalcata travolgente che ha sorpreso (forse) gli stessi atleti e che ha posto il Catanzaro come una sorta di isola felice, uno di quegli avamposti dove c’è ancora spazio per un calcio che sa di cose semplici, freschezza giovanile, conti in ordine, rifiuto di spese folli.
Un calcio che profuma di sana gioventù, un sistema di gioco che sorprende per organizzazione ed efficacia e che ricorda vagamente quello messo in atto dai ragazzi terribili di Bruno Pace oltre quarant’anni addietro nella massima serie. Non solo, ma quello sbarcato sui Tre Colli è inoltre un calcio che parla la lingua italiana, che vive beatamente di controtendenza, di rifiuto di regole impostate dall’alto, di diniego di un regime esterofilo e che sa tanto di magnifica autarchia.
Oserei definirlo un calcio “Disperato erotico stomp“, come amava cantare il Lucio bolognese che, esteta com’era, avrebbe certamente apprezzato quel modo soffice e leggero di gigioneggiare nei pressi della propria area di rigore, di stordire gli avversari con passaggi millimetrici, di confondere il “nemico” con un cliché che sembra facile da scardinare e che- invece- si rivela letale grazie ad interpreti che sanno trattare la pelota con inaudita confidenza.
Perché nel Catanzaro di Aquilani anche i difensori sembrano giocolieri, il portiere un centrocampista mancato, i centrali degli automi del “tutto è possibile“, gli attaccanti un misto dí potenza e classe purissima. Non solo, ma negli uomini di Aquilani (Chapeau Mister!) ci trovi di tutto, un po’ come in un bazar dal sapore orientale: la speranza italica di uno sport in declino (Liberali), la raffinatezza tipicamente olandese di un ragazzo del posto (Iemmello), la geometria elevata ad arte sopraffina (Petriccione), l’equilibrio servito come arma letale (Pontisso), l’elisir dell’eterna giovinezza (Brighenti), la follia con i piedi buoni (Pigliacelli), la spregiudicatezza mista all’instancabilita’ (Favasuli), la classe operaia che va in paradiso (Cassandro e Pittarello).
Senza dimenticare “quei bravi ragazzi” di Alesi, Frosinini, Rispoli, Jack, Koffi, il povero Cisse, Nuamah e le vecchie galline che fanno il buon brodo come Antonini, D’Alessandro, Di Francesco, il redivivo Oudin. Un’orchestra chiassosa ma che conosce lo spartito a memoria e che regala sogni ed emozioni, esattamente come una rock’n’roll band. Grazie ragazzi. Ci avete fatto divertire un mondo, ci avete narrato una storia meravigliosa su e giù per l’Italia.
Una storia dove si attende ora il colpo di scena con la coda finale dei “maledetti” playoff, una competizione sin troppo indigesta da queste parti, ma che una volta ogni tanto può essere sfatata. Sappiamo benissimo che ce la metterete tutta per regalarci un sogno, consapevoli della vostra forza. E se malauguratamente il sogno non dovesse realizzarsi…. grazie lo stesso. Orgoglioso di voi. Forza Giallorossi.
