Tullio Calzone (CdS) a PC: “Catanzaro, modello di gioco unico. Ora le strutture”

Il dibattito attorno alla rifondazione tecnica delle Aquile si arricchisce delle riflessioni di una delle firme più autorevoli della stampa sportiva nazionale. Intervenuto in diretta streaming sui canali di Passione Catanzaro, il giornalista del Corriere dello Sport e del Guerin Sportivo Tullio Calzone ha analizzato lo stato dell’arte del club calabrese. Un intervento a tutto campo. Dalla bellezza estetica espressa dall’undici guidato nell’ultima stagione da Alberto Aquilani fino alle storture politiche del sistema calcio italiano, passando per il lavoro del direttore sportivo Ciro Polito. Il noto cronista ha tracciato un bilancio lucido, individuando nel consolidamento strutturale la vera chiave per il futuro della società guidata dal presidente Floriano Noto.

Il rimpianto della Serie A e la lezione di Palermo

Il cammino espresso nell’ultimo campionato cadetto ha lasciato un segno profondo nell’opinione pubblica sportiva per via della qualità della proposta tattica. Calzone non ha nascosto una punta di rammarico per la mancata promozione sul campo.

«Aquilani era inevitabile che andasse via dopo un campionato del genere. L’unico rammarico è che questa squadra avrebbe meritato di andare subito in Serie A. Penso che nessuna compagine abbia giocato meglio, neppure il Venezia, che pure aveva un organico enorme, costato quasi il doppio del Catanzaro. I lagunari avevano elementi provenienti dalla massima serie e un allenatore collaudatissimo. Se andiamo a vedere lo sviluppo del gioco, tolto l’inevitabile assestamento iniziale legato ai principi nuovi e a calciatori che forse il mister in quel momento non vedeva pienamente, il Catanzaro è stata la squadra più bella da vedere. Peccato per quel gol di Hernani».

Il fulcro dell’analisi si è poi spostato sulla memorabile doppia sfida playoff, considerata un manifesto di espressione calcistica da tramandare.

«La partita di Palermo andrebbe fatta vedere a Coverciano per mostrare la resilienza e la capacità di giocare contro una squadra potenzialmente distruttiva. Lì si è visto cosa significi incassare un gol dopo pochi minuti e resistere con una mentalità ben precisa. Aquilani ha dimostrato che il talento unito ai principi di gioco fa la differenza nel calcio. Probabilmente al ritorno la sfida è stata sofferta, forse anche per un calo energetico dovuto ai pochissimi giorni di recupero a disposizione. Resta il fatto che quella giallorossa è stata una delle realtà più belle viste in Serie B negli ultimi anni».

Il mercato di Polito e l’algoritmo della sostenibilità

La necessità di autofinanziarsi attraverso la valorizzazione dei giovani rappresenta l’unica strada percorribile per i club medio-piccoli nel contesto economico moderno. Le intuizioni nell’area tecnica hanno ricevuto una promozione a pieni voti.

«Bisogna fare un monumento a Polito e al presidente Noto. Andare a strappare profili come Costantino Favasuli o Mattia Liberali, un giocatore che oggi viene trattato dal Como in Serie A per l’eventuale dopo-Paz, significa possedere una capacità di scouting enorme. Bisogna dare grande merito alla dirigenza. La formula ideale per queste realtà è blindata: innescare nuove energie, vendere e capitalizzare, perché non si può fare diversamente. Se la società avesse acquistato a titolo definitivo determinati tasselli dodici mesi fa anziché prenderli in prestito, oggi quel singolo calciatore varrebbe l’intero budget dei diritti televisivi della Lega. Polito capisce profondamente di calcio e il segnale che arriva con i movimenti odierni conferma la bontà del format».

Lo stallo delle infrastrutture e l’anomalia del sistema Italia

Il limite principale all’espansione dei club meridionali coincide spesso con l’inadeguatezza degli impianti sportivi, un tema che Calzone conosce approfonditamente.

«La società deve crescere dal punto di vista strutturale. Sono tornato a Catanzaro dopo tantissimi anni, dai tempi di un derby animatissimo con Gasperini e Braglia sulle panchine. È stato splendido ritrovare uno stadio così passionale, ma esiste un limite infrastrutturale evidente rispetto a piazze come Lecce, Palermo o Bari. Questo presidente ha avuto la capacità di avviare il centro sportivo, ora servirà il nuovo Ceravolo. Forse non essere andati subito in massima serie, evitando di finire scoperti nelle grinfie dei procuratori o di gestire rose extralarge senza strutture adeguate come accadde al Benevento, si rivelerà un’opportunità per completare la maturazione societaria nei giusti tempi».

La chiosa finale si è concentrata sulle storture politiche ed economiche che penalizzano la base del movimento.

«Vedere tutta quella bramosia e quella passione vera nei tifosi catanzaresi commuove e contrasta con il calcio annacquato dei grandi eventi odierni. Purtroppo l’ultima assemblea elettiva ha portato al vertice un uomo vincente che però non proviene dalle realtà di Serie B e Serie C. Pensare che il sistema calcio italiano abbia pagato nell’ultimo esercizio 284 milioni di euro di parcelle ai procuratori, destinando soltanto 30 milioni complessivi alle leghe minori, è una cosa vergognosa. Persino una favola come quella del Frosinone oggi rischia di non reggere più l’urto a causa delle nuove regole federali che hanno abbassato lo svincolo dei ragazzi a 14 anni, disincentivando gli investimenti nei settori giovanili».

Il quadro tracciato dall’ospite illustre offre le coordinate esatte entro cui muovere le ambizioni dell’US Catanzaro per la stagione che si appresta a cominciare. La scelta della panchina affidata a Marco Turati si inserisce perfettamente nel solco della continuità geometrica, ricalcando l’idea di un calcio d’ampiezza basato sulle catene laterali e sul protagonismo dei play. L’obiettivo realistico del club dovrà combinare la stabilità nei quartieri alti della classifica cadetta con la posa delle prime pietre nei cantieri della transizione societaria. Solo blindando le fondamenta materiali la passione travolgente dei tre colli potrà reclamare lo spazio che le spetta nel calcio che conta.

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