La diretta streaming di Passione Catanzaro ha regalato un’indiscrezione sul futuro della retroguardia giallorossa, blindando uno dei leader assoluti dello spogliatoio sui tre colli. L’intervento telefonico di Danilo Caravello, procuratore sportivo di Mirko Pigliacelli, ha squarciato le incertezze del mercato svelando l’avvenuto prolungamento automatico del vincolo contrattuale del portiere fino al 2028. Il precedente accordo, con scadenza fissata al 2027, si è allungato in virtù di specifiche clausole maturate sul rettangolo verde. L’annuncio del manager congela le speculazioni sul numero uno delle Aquile. La dirigenza mette al sicuro la propria colonna portante prima di definire la nomina del nuovo allenatore per la prossima cadetteria.
Il retroscena del rinnovo e il feeling con Polito
La notizia del prolungamento automatico certifica il valore strategico dell’estremo difensore romano nell’economia del club del presidente Noto. L’agente ha espresso enorme soddisfazione per l’impatto calcistico e umano del proprio assistito in Calabria, ricordando come l’operazione sia nata sotto l’egida della direzione sportiva.
«Fa un piacere mio poter intervenire in una trasmissione di una squadra che mi sta particolarmente a cuore. Intanto fanno piacere assolutamente le parole di apprezzamento non soltanto per il calciatore Mirko Pigliacelli perché comunque è sotto gli occhi di tutti il rendimento che ha avuto negli ultimi anni, nello specifico negli ultimi 2 anni a Catanzaro. Dal punto di vista dell’uomo dubbi io non ne avevo perché lo gestisco da sempre, lo conosco da sempre. Sapevo benissimo insieme al direttore Ciro Polito, che lo ha voluto in prima persona, che avrebbe fatto meglio probabilmente di Fulignati in poco tempo e si sarebbe fatto apprezzare per quelle che sono le sue caratteristiche. Così è andata».
Il procuratore ha poi dettagliato la situazione contrattuale, aprendo alla possibilità di ridiscutere i termini per blindare ulteriormente il rapporto con la piazza.
«Noi abbiamo un rinnovo automatico che è già scattato fino al 2028, ma stiamo comunque cercando di discutere con la società un ulteriore prolungamento o eventuale adeguamento per portare avanti un ciclo che si poteva chiudere veramente a Monza in maniera eccezionale. Avremmo chiuso un cerchio che, da quando si inizia a fare questo lavoro o a giocare, il sogno è sempre la Serie A, per cui ci siamo arrivati ad un passo».
La rivincita di Palermo e l’elogio del modello societario
Il cammino nei playoff ha rappresentato un momento di fortissima intensità emotiva, segnato dal trionfale blitz sul campo del Palermo. La sfida del Barbera costituiva un incrocio psicologico delicato per l’estremo difensore, bersagliato dalle critiche della sua ex tifoseria nei giorni precedenti la gara. Il successo sul campo ha spazzato via i rancori ambientali.
«Soddisfazione calcistica tantissima, nel senso che si era battuta una grandissima squadra, una tra le favorite per vincere il campionato, e si andava in finale. Poi dopo si racchiude tutto lì nel calcio, rancori in questo mondo non se ne portano e non è nemmeno giusto, non è da professionisti. Le parentesi si chiudono calcisticamente, si chiudono nella vita, quindi bisogna essere intelligenti e professionali per portarle avanti. Sicuramente sul campo c’è stata grandissima soddisfazione perché, ripeto, qualificarsi a spese del Palermo e andare in finale era realizzare tre quarti del sogno. È chiaro che poi dopo si sarebbe esultato ancora di più se a Monza fosse finita in maniera diversa perché comunque questi ragazzi, da Pigliacelli in primis al mister, alla società, meritavano una soddisfazione di questo tipo. Il rammarico più grande che ho è stato nella partita di andata dove magari il secondo gol si poteva anche evitare di prendere, e magari al ritorno parlavamo di un’altra storia. Però parliamo veramente di una squadra che ha fatto parlare di sé in tutto il calcio italiano in maniera importante e, anche se ha vinto alla fine il Monza, è come se avesse vinto anche il Catanzaro».
Il manager ha poi analizzato i segreti organizzativi della holding giallorossa, esaltandone la struttura snella rispetto alle farraginose proprietà straniere che popolano la categoria.
«Una piazza calda, una piazza importante con tradizione, una piazza con un pubblico importante hanno una buona parte nella scelta di una destinazione. È chiaro che poi va aggiunto il progetto tecnico e il progetto economico. Io ho detto già da più parti che il progetto Catanzaro fino a oggi ha funzionato perché, e dico purtroppo in questo momento, è una delle poche società che ha delle figure ben precise e snelle, e ognuno nel proprio campo non invade l’altro. Quando trovi una società organizzata con tutti i ruoli, le persone al posto giusto con i ruoli giusti e non c’è invadenza, le cose rischiano di andare ancora meglio di quelli che possono essere poi i reali valori. Tant’è che il Catanzaro è stata una sorpresa del campionato, e Monza, Palermo e Venezia hanno speso molto di più, hanno investito molto di più per magari qualcuna fare meglio ma qualcuna fare anche peggio. Insieme al Catanzaro faccio un plauso al Frosinone che ha fatto un vero autentico capolavoro giocando anche un bel calcio».
Il mercato e la tutela dello zoccolo duro
Il futuro della rosa giallorossa passerà inevitabilmente dalla capacità di resistere agli assalti delle pretendenti per i pezzi pregiati dello spogliatoio. Danilo Caravello individua nella permanenza dei senatori la via maestra per evitare pericolosi contraccolpi tecnici.
«Queste son valutazioni che un direttore in gamba come Ciro Polito farà molto presto. Una volta scelto l’allenatore la prima cosa che farà si metterà seduto con quei 4 o 5 calciatori che lui ritiene fondamentali insieme al capitano e che hanno un contratto o da allungare o da rivedere. Posso riferirmi allo stesso Mirko Pigliacelli, a Pontisso, magari Antonini, quei giocatori ritenuti importanti per proseguire un percorso. Il calcio insegna che quando tu in 2 anni fai una semifinale e perdi una finale playoff in questo modo, tanti calciatori potrebbero avere richieste e le hanno. Qui si parla di Favasuli e Liberali perché magari sono le plusvalenze più importanti, ma credetemi che a partire da Mirko, per passare ad altri calciatori, son sicuro che ci siano richieste magari dalla Serie A ma anche da altre Serie B importanti. Il sottile equilibrio è proprio ripartire da chi ha motivazioni importanti per cercare di migliorare un risultato che non è facile migliorare».
Il profilo da leader silenzioso del numero uno
L’assenza del portiere dai salotti televisivi e dai format web durante l’anno risponde a una precisa scelta caratteriale condivisa dal proprio rappresentante. Un’attitudine che privilegia il lavoro quotidiano rispetto alla sovraesposizione mediatica.
«Lui è molto simile a me caratterialmente, siamo poco per l’apparire e molto per la sostanza, e forse anche per questo che magari è un leader silenzioso che nello spogliatoio ha il suo peso e il suo peso ha anche in campo. Non gliene vogliate perché è uno che appare poco tanto quanto me, è proprio uno stile di interpretazione della professione, però la cosa importante è che poi lo vedete chiaramente in campo. Oltre al portiere forte c’è dietro anche un uomo vero e questo nel calcio di oggi fa tutta la differenza del mondo».
L’estensione contrattuale del portiere fino al 2028 rappresenta il primo mattone formale su cui poggiare le ambizioni di vertice della società calabrese. Spetterà adesso alla dirigenza completare il mosaico con la scelta di una guida tecnica capace di valorizzare questo patrimonio di esperienza, mantenendo intatta la fame agonistica di un gruppo che ha dimostrato di poter competere con i budget più ricchi della categoria. Blindare l’ossatura della squadra azzera i rischi di una restaurazione totale e lancia un segnale di enorme stabilità alle rivali del campionato cadetto. La Serie B d’agosto non aspetta i ritardatari. Disporre di un numero uno di assoluto affidamento ed esperienza costituisce la polizza assicurativa più intelligente per continuare a coltivare il sogno del massimo campionato.
