Ci sono sconfitte destinate a segnare una carriera intera in modo indelebile, lasciando ferite che il tempo fatica a rimarginare. Il capitano del Catanzaro, Pietro Iemmello, si confessa a cuore aperto sulle colonne della Gazzetta dello Sport in un’intensa intervista concessa all’esperto giornalista Nicola Binda. Il trauma sportivo della finale playoff persa all’U-Power Stadium contro il Monza ha rischiato di produrre il più clamoroso dei colpi di scena, spingendo il bomber nativo dei tre colli a un passo dal ritiro anticipato dall’attività agonistica. Smaltito il vuoto emotivo di quella notte, il centravanti rilancia la sfida totale al campionato cadetto, mettendo nel mirino il traguardo storico della massima serie e la quota dei 100 gol personali con la maglia della propria città.
Il dramma di Monza e la tentazione del ritiro
La delusione patita in terra brianzola brucia ancora intensamente all’interno dello spogliatoio giallorosso. La clamorosa rimonta tentata nei novanta minuti non è bastata a scardinare il destino, lasciando un senso di incompiutezza difficile da metabolizzare per un intero popolo sportivo. La sofferenza del capitano si è manifestata attraverso un pianto prolungato che ha unito idealmente i calciatori e la tifoseria stipata nel settore ospiti.
Sollecitato sulla fine del torneo, Pietro Iemmello non nasconde i risvolti psicologici di quelle ore drammatiche.
«Ancora no… Dentro di me c’era un grande orgoglio per quello fatto. Per quello che si era creato attorno a noi, in Serie A è come se ci fossimo arrivati».
Le lacrime versate sul manto erboso dell’U-Power conservano un valore profondo.
«Spontanee, sincere. Le mie lacrime sono state quelle della città e di tutti i miei compagni, mi vengono ancora i brividi: penso a quanta appartenenza avevano i ragazzi e quanto ci credevano. Mi sono commosso per loro».
Il centravanti rivela il clamoroso retroscena legato al proprio futuro professionale, confessando di aver meditato l’addio immediato al calcio giocato.
«Avessimo vinto a Monza avrei fatto un anno e poi smesso. Ci ho pensato anche adesso: come ripartire dopo quella sconfitta? Volevo lasciare subito, sentivo il vuoto dentro, senza forze».
La spinta interna a non arrendersi è legata a un unico, grande obiettivo programmatico.
«Penso alla Serie A, e finché gioco o lavorerò per il Catanzaro lo farò solo per quello».
L’amore viscerale per la curva e il rapporto con la società
Il legame che unisce il numero nove alla tifoseria organizzata va ben oltre il classico rapporto professionale tra un atleta e la propria piazza. La dedica della maglietta celebrativa ricalca i grandi gesti d’amore della storia del calcio italiano, assumendo contorni quasi familiari.
«È amore. Mi rivedo nei ragazzi della curva, da bambino andavo lì con il nonno, sempre allo stesso posto. Oggi giocare e dare a loro quelle emozioni per me è una sensazione unica».
La continuità ad alti livelli dell’US Catanzaro passa attraverso un’accurata gestione delle aspettative ambientali, spesso distanti dalla reale durezza del campionato di seconda divisione.
«Ogni anno partiamo per salvarci e poi ci arriviamo. Perché riusciamo sempre a fare qualcosa in più. È giusto così: la B è insidiosa, abbiamo visto grandi squadre retrocedere o quasi».
La piazza tende ormai a considerare gli spareggi promozione come un traguardo scontato.
«Sì, lo era anche quest’anno. Siamo partiti male, ma si vedeva il lavoro, c’era un futuro e siamo arrivati in fondo, vicini alla A. A volte i tifosi non lo capiscono, vogliono sempre di più. Ma la visione della società è giusta e alla fine porta sempre risultati».
L’eredità tattica di Aquilani e la centralità di Polito
Il percorso evolutivo del capitano ha beneficiato dei principi di gioco impiantati dallo staff tecnico nell’ultima stagione. L’arretramento del raggio d’azione sul rettangolo verde ha prolungato la carriera del bomber, migliorando il rendimento complessivo della squadra.
«Ho arretrato un po’ la posizione, ma anche per l’età… Mi sono rivisto nei principi che lui mi chiedeva e mi sono trovato benissimo. Ha trovato il ruolo adatto a me e a tanti compagni, che hanno reso molto di più».
La scelta della nuova guida tecnica avverrà nel segno della continuità strategica, sotto la supervisione dell’area tecnica.
«La cosa importante è che sia rimasto il direttore Polito, grazie a lui mi rivedo nel gruppo e mi dà forza per andare avanti».
L’identikit del nuovo mister ricalcherà la filosofia propositiva espressa nelle ultime stagioni.
«Lo richiede la squadra, che da anni fa questo tipo di calcio e raccoglie sempre risultati. Io mi fido della società. Quando chiedono il mio parere ci confrontiamo, ma mi fido di quello che decidono».
La linea verde e i giudizi sui giovani talenti
L’analisi del capitano si sposta sulla valorizzazione delle risorse giovanili che hanno trovato spazio nell’organico giallorosso, tracciando gerarchie nette sul valore potenziale dei singoli.
«Cisse e Liberali sono quelli più talentuosi, il calcio italiano deve avere la forza per puntare su di loro, come fanno all’estero. Cisse l’ha preso il Milan e poi si è infortunato: se lo darà in prestito, meglio se lo rimanda qui. Favasuli per il cuore che ha potrebbe giocare nel Real Madrid. E poi Alesi, o Pompetti, e i due del Como come Rispoli e Jack, che sono fortissimi».
L’intesa storica con il presidente Floriano Noto
La stabilità aziendale dell’US Catanzaro poggia sulla bacheca amministrativa del patron, una figura centrale che condivide con il calciatore una conoscenza di lunghissima data.
«Lo conosco da quasi 25 anni, giocavo con suo figlio, che è mio amico. Il presidente mi ha preso 5 anni fa e mi ha colpito: aveva una visione che oggi è rimasta uguale e funziona. Ha strutturato e migliorato la società, c’è tanto da fare ma con la sua ambizione ci crediamo: è la cosa che mi piace di più».
Il calcio coraggioso espresso da realtà come Venezia, Frosinone e Juve Stabia rappresenta il manifesto della nuova Serie B, un contesto tattico ideale per le caratteristiche del bomber calabrese.
«Sì, facevamo un calcio coraggioso, propositivo. Se Monza e Palermo avessero giocato così, avrebbero vinto a gennaio. È un calcio che premia, spero cambi ancora di più, anche se c’è troppo dislivello economico tra i club. È quello che ho sempre cercato. Quando ho trovato allenatori così, da De Zerbi in giù, mi sono sempre divertito. Altrimenti avrei già smesso davvero».
La determinazione espressa dal capitano fissa i binari motivazionali entro cui l’US Catanzaro dovrà sviluppare la propria campagna acquisti estiva. La caccia ai 21 gol mancanti per raggiungere la storica quota dei 100 centri in giallorosso costituisce lo stimolo individuale perfetto per trascinare lo spogliatoio verso una nuova annata di vertice. Spetterà ora alla solidità della presidenza immettere sul mercato le risorse funzionali a supportare l’ambizione del proprio simbolo calcistico, trasformando le lacrime di Monza nel carburante necessario per l’assalto definitivo alla Serie A. Il re dei tre colli ha deciso di non abdicare.
