C’è un dettaglio che sfugge quasi a tutti, perché i dettagli autentici hanno la capacità di mimetizzarsi nella quotidianità. L’aquila che svetta sullo stemma di Catanzaro, il rapace che i catanzaresi si portano addosso sulle carte del Comune, sui muri delle case e nel cuore, qualcuno ha dovuto disegnarla. Qualcuno, matita alla mano, ha deciso l’angolo delle sue ali, la piega precisa del becco e la fierezza del suo sguardo.
Quel qualcuno era un uomo di Maida. Si chiamava Tony Pileggi ed era un pittore.
Un piccolo borgo arrampicato sulle colline ha dato al capoluogo il simbolo visivo in cui si riconosce un’intera comunità. E oggi suo figlio, Claudio Pileggi, ne raccoglie l’eredità raccontando la passione di questa città. Ma la storia di Maida con i simboli, la memoria e l’appartenenza non finisce qui. Incrocia il giornalismo americano con Gay Talese — figlio di un sarto maidese emigrato che raccontò la solitudine di Joe DiMaggio per Esquire — e si estende fino alle comunità di maidesi sparse tra Toronto, Philadelphia, Buenos Aires, Stoccarda e Melbourne.
“Dimoranza”: il manifesto che spiega la fede per i colori giallorossi nel mondo
Da quindici anni di ricerca negli archivi e da centinaia di ascolti diretti nasce “Dimoranza. Manifesto per una Civiltà Ubiqua” (disponibile su Amazon), il nuovo volume dello storico e ricercatore Luca Cervadoro. Il libro muove da una tesi tanto semplice quanto dirompente: non siamo noi ad abitare i luoghi, sono i luoghi che abitano noi.
E la prova più limpida di questa “Dimoranza” si ritrova proprio nel tifo sportivo. Come si spiega l’emigrato a Toronto che ogni domenica controlla il risultato del Catanzaro, o l’operaio a Stoccarda che si emoziona per una partita giocata a settemila chilometri di distanza? Non è semplice nostalgia. È quello che Cervadoro definisce “Ius Loci Latente”: il gesto universale di un padre che infila una maglia giallorossa al figlio nato dall’altra parte dell’oceano, passandogli una terra che il bambino non ha ancora visto. Una traiettoria di vita che assomiglia al gol “olimpico” alla Palanca: una parabola che sembra una fuga e che invece si rivela un ritorno.
L’appuntamento: sabato 25 luglio a Vena di Maida
Il volume verrà presentato ufficialmente sabato 25 luglio 2026, alle ore 19:00, nella suggestiva cornice di Piazza Skanderbeg a Vena di Maida, all’interno della rassegna “Orizzonti Letterari”.
La scelta della frazione arbëreshë non è casuale: un popolo che da oltre cinquecento anni conserva lingua, canti e riti senza mai rinnegare le proprie radici rappresenta l’incarnazione più pura del concetto di Dimoranza e di appartenenza.

Il programma della serata:
- Saluti istituzionali: Dott. Salvatore Paone (Sindaco di Maida), Avv. Merilisa Del Giudice (Assessore alla Cultura di Maida), Francesco Panza (Presidente Pro Loco Vena APS).
- Dialoga con l’autore: Mara Varia (Architetta).
- Patrocini: Città di Maida, Pro Loco Vena APS, Provincia di Catanzaro, Ordine degli Architetti di Catanzaro.
Durante la serata, l’autore svelerà un retroscena personale legato alla scoperta delle carte d’archivio che lo ha spinto a scegliere Vena come luogo d’esordio del suo manifesto.
