Legge Bove sul primo soccorso bloccata al Senato: il duro affondo del cardiologo Giuseppe Colangelo

Colangelo: «Cinque milioni non possono diventare un ostacolo quando in gioco c’è la vita. La cardioprotezione deve diventare patrimonio culturale del Paese»

Il cardiologo calabrese Giuseppe Colangelo, originario di Lamezia Terme, Cardiologo dello Sport e istruttore certificato di primo soccorso, interviene sullo stallo parlamentare del provvedimento dedicato a Edoardo Bove: «Non possiamo perdere altro tempo. Formazione, rianimazione cardiopolmonare, DAE accessibili e cittadini preparati rappresentano un investimento sulla vita».

Da oltre due mesi continua a essere rinviata la discussione del disegno di legge sul primo soccorso ormai conosciuto come “Legge Bove”, dal nome di Edoardo Bove, il calciatore colpito da arresto cardiaco il 1° dicembre 2024 durante Fiorentina-Inter e salvato anche grazie alla tempestività dei soccorsi.

Ad oggi, 16 agosto 2026, il provvedimento non ha ancora completato il proprio iter parlamentare.

Il testo è all’esame della Commissione Istruzione del Senato, ma il percorso si è arenato sul nodo delle coperture finanziarie. Per poter procedere con l’esame e il voto degli emendamenti è infatti necessario il passaggio relativo al parere della Commissione Bilancio.

E proprio qui si trova uno dei principali ostacoli.

La documentazione parlamentare relativa al provvedimento evidenzia infatti la necessità di verificare l’impatto finanziario di alcune disposizioni, a partire dalla riduzione dell’IVA sui defibrillatori semiautomatici e automatici esterni al 5 per cento.

La copertura prevista dal testo è pari a 5 milioni di euro annui a decorrere dal 2026, attraverso una riduzione del fondo speciale di parte corrente riferito al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Una cifra che, tuttavia, deve essere valutata rispetto agli oneri complessivi generati dal provvedimento.

È questo nodo finanziario che sta contribuendo a rallentare l’iter di una legge sulla quale, paradossalmente, esiste un consenso politico molto ampio.

Ed è proprio su questo stallo che interviene il dott. Giuseppe Colangelo, cardiologo calabrese originario di Lamezia Terme, Cardiologo dello Sport e istruttore certificato di primo soccorso, da anni impegnato nella diffusione della cultura della cardioprotezione.

«Rispetto naturalmente le procedure parlamentari e comprendo perfettamente che ogni provvedimento debba avere una copertura economica – afferma Colangelo – ma davanti a una legge che punta a diffondere la cultura del primo soccorso credo sia necessario compiere uno sforzo ulteriore. Perché qui non stiamo parlando semplicemente dell’acquisto di apparecchiature. Stiamo parlando della possibilità concreta di costruire una società maggiormente preparata a salvare vite».

UNA LEGGE CHE NASCE DA UNA STORIA CHE L’ITALIA NON PUÒ DIMENTICARE

Il nome di Edoardo Bove è inevitabilmente legato a quel drammatico 1° dicembre 2024.

Durante Fiorentina-Inter il calciatore crollò improvvisamente sul terreno di gioco.

L’intervento tempestivo dei soccorritori contribuì a salvargli la vita.

Da quella esperienza Bove ha deciso di impegnarsi personalmente nella sensibilizzazione sul primo soccorso e nella promozione del provvedimento legislativo.

Il disegno di legge punta infatti a intervenire su più fronti: formazione, cultura del primo soccorso, diffusione dei DAE, manutenzione dei dispositivi e maggiore accessibilità.

«La storia di Edoardo Bove – osserva Colangelo – dovrebbe essere trasformata in una grande lezione collettiva. Lui ha avuto un arresto cardiaco in un ambiente altamente organizzato, con personale sanitario e strumenti disponibili. Ma dobbiamo pensare alle migliaia di situazioni che avvengono lontano dagli stadi professionistici».

Perché un arresto cardiaco può avvenire ovunque.

A scuola.

In palestra.

In un ristorante.

In una piazza.

In un’azienda.

In montagna.

Su una spiaggia.

Durante una manifestazione sportiva.

Oppure all’interno della propria abitazione.

«Ed è proprio in quei luoghi – continua Colangelo – che il primo soccorritore potrebbe non essere un medico o un infermiere. Potrebbe essere semplicemente il cittadino che si trova accanto alla persona».

«IL TEMPO NON È SOLTANTO IMPORTANTE. IL TEMPO È VITA»

Per Colangelo il punto fondamentale resta il fattore tempo.

«Nell’arresto cardiaco improvviso non possiamo permetterci di aspettare passivamente l’arrivo del soccorso avanzato. Bisogna riconoscere rapidamente quello che sta accadendo, chiamare immediatamente il sistema di emergenza, iniziare la rianimazione cardiopolmonare e utilizzare il DAE non appena disponibile».

Il concetto è semplice:

prima iniziamo ad agire, maggiori sono le possibilità di incidere sulla catena della sopravvivenza.

Ed è proprio per questo che la formazione della popolazione assume un ruolo strategico.

«Il primo soccorritore può essere un insegnante, uno studente, un allenatore, un genitore, un collega, un appartenente alle Forze dell’Ordine o semplicemente un passante. Non possiamo sapere chi sarà presente quando un cuore improvvisamente si fermerà. Possiamo però fare in modo che sempre più persone sappiano cosa fare».

LA SCUOLA COME PRIMO GRANDE LABORATORIO DI CARDIOPROTEZIONE

Uno degli aspetti più importanti del provvedimento riguarda proprio la formazione.

Il testo punta a rafforzare l’insegnamento delle manovre di primo soccorso, coinvolgendo anche il mondo scolastico e universitario.

Una scelta che Colangelo considera fondamentale.

«Se insegniamo a un ragazzo come riconoscere un arresto cardiaco, come allertare correttamente i soccorsi, come eseguire le compressioni toraciche e come utilizzare un DAE, non stiamo trasformando quello studente in un sanitario. Stiamo formando un cittadino consapevole».

E aggiunge:

«La cultura del primo soccorso deve diventare cultura civica».

Esattamente come si insegna la sicurezza stradale, il rispetto delle regole o la prevenzione degli incidenti, anche le manovre salvavita dovrebbero entrare stabilmente nel patrimonio educativo delle nuove generazioni.

«NON BASTA COMPRARE UN DEFIBRILLATORE»

Altro punto centrale riguarda la manutenzione e l’accessibilità dei DAE.

Il testo prevede che i responsabili dei servizi e delle attività per i quali è stabilito l’obbligo di dotazione e impiego dei defibrillatori debbano curarne regolarmente la manutenzione e garantirne accessibilità e funzionamento in caso di necessità.

Per Colangelo è un passaggio fondamentale.

«È un concetto sul quale insisto da anni. Installare un defibrillatore non significa automaticamente cardioproteggere un luogo».

Il DAE deve essere funzionante.

Deve essere visibile.

Deve essere facilmente raggiungibile.

Deve essere segnalato.

Le batterie e gli elettrodi devono essere controllati.

E soprattutto la popolazione deve sapere che quel dispositivo esiste.

«Un DAE chiuso, nascosto, non funzionante o difficilmente accessibile rischia di diventare inutile proprio nel momento in cui servirebbe».

Da qui una frase che sintetizza la posizione del cardiologo lametino:

«La cardioprotezione vera comincia dopo il taglio del nastro».

«Inaugurare un defibrillatore è certamente importante, ma il giorno successivo bisogna iniziare a occuparsene. Quel dispositivo diventa patrimonio della comunità e come tale deve essere custodito, controllato e mantenuto accessibile».

DALLA CARDIOPROTEZIONE FISSA ALLA CARDIOPROTEZIONE DINAMICA

Colangelo rilancia inoltre il concetto di cardioprotezione dinamica.

«Dobbiamo certamente aumentare il numero delle postazioni pubbliche di defibrillazione. Ma dobbiamo anche iniziare a immaginare una cardioprotezione che si muova insieme alle persone».

La tecnologia mette oggi a disposizione dispositivi sempre più compatti e trasportabili.

L’idea è quella di avvicinare sempre di più il DAE al luogo nel quale potrebbe verificarsi l’emergenza, soprattutto quando ci si trova lontani da una postazione fissa.

«Non significa sostituirsi al 112/118 o al soccorso avanzato. Significa rafforzare ciò che accade prima del suo arrivo».

Perché, ricorda Colangelo:

«L’ambulanza ha bisogno di tempo per raggiungere la vittima. L’arresto cardiaco, invece, non aspetta».

IL NODO DEI CINQUE MILIONI

Ed è proprio qui che lo stallo politico assume un significato ancora più forte.

Il provvedimento prevede una copertura indicata in 5 milioni di euro annui a partire dal 2026, mentre tra le misure economicamente rilevanti figura la riduzione dell’IVA sui DAE dal 22 al 5 per cento.

La documentazione parlamentare segnala la necessità di verificare l’adeguatezza della copertura rispetto al complesso degli oneri previsti.

«È corretto – osserva Colangelo – che lo Stato verifichi con attenzione ogni spesa. Ma credo che dobbiamo anche cambiare il modo in cui consideriamo queste risorse».

Per il cardiologo, infatti, formazione e cardioprotezione non rappresentano soltanto un costo.

Rappresentano un investimento sulla vita.

«Cinque milioni sono certamente una cifra che deve trovare copertura. Ma se quelle risorse possono contribuire a formare cittadini, aumentare la diffusione dei DAE e rendere il nostro Paese più preparato davanti all’arresto cardiaco improvviso, allora credo sia inevitabile porci una domanda».

«QUANTO VALE UNA VITA UMANA?»

«Quanto vale un padre che può tornare dalla propria famiglia? Quanto vale una madre che può riabbracciare i figli? Quanto vale un ragazzo che può continuare a vivere perché qualcuno, in quei primi minuti, ha saputo riconoscere l’emergenza e intervenire?».

UN PROVVEDIMENTO TRASVERSALE: «LA CARDIOPROTEZIONE NON HA COLORE POLITICO»

C’è poi un altro elemento che rende particolarmente significativo lo stallo.

Il percorso della cosiddetta Legge Bove nasce infatti da iniziative sostenute da esponenti di differenti schieramenti politici.

Già negli atti della Commissione Istruzione del Senato del 27 gennaio 2026 veniva ricordato l’abbinamento dei disegni di legge e la volontà di approfondirne e integrarne i contenuti.

È la dimostrazione che sul principio di fondo esiste un terreno di confronto ampio.

«Ed è giusto che sia così – sottolinea Colangelo – perché la cardioprotezione non può avere un colore politico».

«L’arresto cardiaco non chiede per chi votiamo. Non distingue maggioranza e opposizione. Non guarda la professione, il conto corrente o il ruolo sociale. Può colpire chiunque».

Per questo, secondo il cardiologo calabrese, una legge dedicata al primo soccorso dovrebbe rappresentare uno di quei terreni sui quali la politica riesce a trovare una sintesi nell’interesse generale.

L’APPELLO DI COLANGELO: «NON LASCIAMO CHE L’ENTUSIASMO SI SPENGA»

L’auspicio è quindi che dopo la pausa estiva l’iter possa riprendere e che venga individuata rapidamente una soluzione al nodo economico.

«Non vorrei che la vicenda di Edoardo Bove avesse acceso per qualche mese i riflettori sul primo soccorso per poi vedere lentamente spegnersi l’attenzione».

L’obiettivo deve essere molto più ambizioso.

Non soltanto più defibrillatori.

Ma più cittadini capaci di utilizzarli.

Non soltanto corsi occasionali.

Ma una vera educazione al primo soccorso.

Non soltanto postazioni DAE.

Ma dispositivi controllati, accessibili e inseriti in una rete.

Non soltanto soccorritori professionisti.

Ma una popolazione capace di diventare il primo anello della catena della sopravvivenza.

«Continuerò a sostenere questa battaglia culturale indipendentemente dai tempi della politica – conclude Colangelo – perché credo profondamente nella cardioprotezione. Il mio obiettivo non è semplicemente vedere più DAE appesi alle pareti delle nostre città. Vorrei vedere sempre più persone che, davanti a qualcuno che improvvisamente crolla, sappiano riconoscere l’emergenza, chiamare i soccorsi, iniziare il massaggio cardiaco e utilizzare il defibrillatore».

E il messaggio finale è netto:

«Una comunità cardioprotetta non è quella che possiede soltanto molti defibrillatori. È quella in cui molte persone sanno cosa fare quando un cuore si ferma. La politica faccia la propria parte. Noi continueremo a fare la nostra: formare, informare e diffondere la cultura della vita».

Articoli correlati

Ultimi articoli