Costanzo Celestini (Capri, Napoli, 14 maggio 1961), ha tanto da raccontare e lo lasciamo partire dal Catanzaro. Venne a giocare per una sola stagione, quella 1981-82 e proprio da quel campionato gli lasciamo la voglia di raccontare. Lui ha tutta l’ammirazione, il fascino e la voglia, tre doti fondamentali per raccontarsi. E parte dai giallorossi con la sua passione.
“Sicuramente parto dalle partite in campionato contro l’Inter, soprattutto quella a San Siro dove pareggiammo 1-1. E poi le vittorie contro il Milan, in casa ma pure in trasferta, con il famoso gol di Bivi, di testa. E le semifinali con l’Inter in Coppa Italia, molto combattute, che perdemmo solo per la regola dei gol segnati in trasferta e fummo sfortunati perché meritavamo molto di più. Senza contare la partita in casa all’ultima giornata contro la Juventus, che vinse lo scudetto a Catanzaro. Ma la partita che ricordo di più e a cui sono legato è quella col Cesena in casa. Vincemmo 3-0 e segnai il secondo gol. Era il mio primo golvincente in Serie A e non era certo il mio mestiere, quello di fare gol, giocando da mediano. Ricordo la mia esultanza, quando mi sono arrampicato alla rete di recinzione”.
La semifinale di Coppa Italia contro l’Inter (2-1 per i nerazzurri a Milano e 3-2 per i giallorossi in casa dopo i tempi supplementari con clamoroso, sfortunato palo di Sabato negli ultimi minuti) se la ricordano tutti, ma c’è dell’altro per Celestini. Fu lui, infatti, a sentirsi fischiare contro il rigore trasformato poi da Liam Brady che decise l’ultima gara di campionato, Catanzaro-Juventus 0-1, econsegnò lo scudetto ai bianconeri. Celestini, ha le idee chiarissime: “L’arbitro, il signor Pieri di Genova, fu troppo fiscale nel concedere il rigore. Ci fu un’avanzata di Marocchino sulla destra, mi pare, che entra in area, crossa, Paolo Rossi colpisce di testa e prende il palo, sul rimbalzo Fanna mi tira addosso e l’arbitro concede il rigore. Ma se andate a riguardare bene io non l’ho presa nettamente col braccio. Diciamo che è stata più spalla che braccio. Ma senz’altro non era un rigore evidente”. Senza contare poi la spallata in area di Brio che nel primo tempo schizzò letteralmente per aria Borghi, mentre Pieri faceva finta di non vedere.
A fine stagione Calestini torna a Napoli, dove resterà per altre cinque stagioni, con 104 presenze e due gol. E ci racconta: “Io per la verità chiesi di rimanere a Catanzaro. Il Napoli mi doveva riscattare e io pensavo che non esercitasse questo diritto, consentendomi di restare. Invece offrì il doppio, anzi quasi il triplo, se non ricordo male, rispetto alla cifra offerta dal Catanzaro. Mi avevano richiesto anche la Roma e la Fiorentina ma all’epoca comandavano le società e un calciatore non poteva scegliere tanto liberamente dove andare a giocare. A Catanzaro smantellarono la squadra e il “miracolo” dei giallorossi finì nel campionato successivo con la retrocessione, una cosa di cui mi dispiace ancora oggi. A Napoli sono stati anni splendidi, soprattutto dopo l’arrivo di Maradona. Sono stato sfortunato nell’ultima stagione, quella dello scudetto, perché mi ruppi il legamento crociato prima dell’inizio del torneo e potei giocare solo una partita in Coppa Italia. Avevo già disputato alcune garenegli anni precedenti con la Nazionale Under 21 di Azeglio Vicini. Poi Vicini arrivò alla guida della Nazionale maggiore e io col mio infortunio persi la possibilità di essere convocato, proprio nel periodo migliore della mia carriera”.
Nel campionato 1985/86, l’ultimo da titolare fisso, avrà occasione di assistere, giocando con un’insolita maglia numero 11, a tantigol “impossibili” che Diego Armando Maradona segnò durante la sua permanenza in Italia, ma ad uno soprattutto. È la punizione in area che il “pibe de oro” segnò in Napoli-Juventus 1-0, il 3 novembre 1985.“Era difficilissimo fare quel gol. Solo uno come Diego poteva segnarlo. Ma posso assicurare che è quasi niente rispetto a quello che gli vedevamo fare in allenamento. Cose strepitose”. A fine stagione, Maradona segna al Mondiale il gol.
Ora partiamo del campionato in corso. Parliamo della Serie B, ma anche di un ragazzo di livello calcistico sempre in grande crescita, che il Napoli sta lanciando. Fra poco scopriremo il nome e il cognome di un ragazzo con delle grandi doti che sta uscendo fuori con tutte le sue impeccabili qualità calcistiche che vanno costantemente evidenziate.
Ma ora partiamo con domande e risposte.
- Che impressione ha su questa Serie B?
“Di sicuro è interessante. Ci sono diverse squadre attrezzate per il salto in A e quindi credo ci sia da divertirsi sino alla fine”.
- Il Catanzaro negli ultimi anni si è molto distinto per nuovi calciatori giovani che hanno ottenuto livelli importanti. L’ultimo indubbiamente che si sta rivelando è Costantino Favasuli al Napoli. Andando avanti così, vede dalle nuove prospettive del genere per i giallorossi?
“Questa serie B è interessante perché ci sono diverse squadre attrezzate per il salto in A e quindi credo si sia da divertirsi fino alla fine.Il Catanzaro dirà la sua, certamente, ma la delusione per la mancata promozione è ancora viva. Ma il cammino dei giallorossi sarà da protagonista ed il lavoro sui giovani è prezioso e darà grandi soddisfazioni”.
- Che idea hai di Favasuli?
“Credo abbia l’opportunità di ritagliarsi uno spazio importante nel Napoli e un futuro davvero importante per la sua carriera”.
- Ci si poteva aspettare un esordio così positivo in campo? Oggi molti giocatori non escono troppo dalla panchina, sopratutto italiani.
“Ne ero sicuro, ma gli italiani che sono i migliori devono avere la possibilità di mettersi in evidenza, perché hanno bisogno di opportunità concrete”.
