Catanzaro vs Ascoli: Ogni gara è ormai, potenzialmente, quella della svolta

Analisi tecnico tattica di Lello Talarico. Altro incrocio determinante, contro un avversario forte in entrambe le fasi e sui calci piazzati. E che, come tutte le squadre che sanno imporsi in campo, adotta un sistema cangiante tra difesa a tre e a quattro. Pietro Iemmello imprescindibile uomo squadra e finalizzatore.

Un Catanzaro in grande difficoltà identitaria e di classifica, si accinge ad affrontare in prima serata, la squadra più solida e sorprendente del campionato. Guidata da un tecnico con mentalità e idee di gioco chiarissime, adotta un sistema misto difensivo e non è affatto vero che giochi a specchio, come detto e scritto da più parti, rispetto al Catanzaro.

Può anche decidere di farlo, se il proprio tecnico Tomei, ne ravvisasse il vantaggio di andare uomo contro uomo a tutto campo. Ma la facilità di passare dal 343 o 3421, al 4231 è impressionante, anche all’interno della stessa partita. Questo non dà all’avversario riferimenti diretti e precisi, ne derivano invece notevoli vantaggi per se. La difesa si poggia su due insostituibili centrali come il capitano Curado e il solido Rizzo. La spinta da dietro esalta le caratteristiche del mancino esterno Guiebre e anche del centrocampista Acampora, altro mancino terribile, con un importante tiro dalla distanza. In avanti è nota l’abilità degli esterni a piede invertito, D’ Uffizi e Silipo.

Probabile formazione, con ipotizzabile 4231 in ossequio al modulo più amato dal tecnico bianconero, fermo restando tutte le considerazioni fatte in precedenza. L’Ascoli dovrebbe essere schierato così: Vitale tra i pali con Oliveri o Milanese a destra, Curado e Rizzo centrali e Guiebre a sinistra; Corradini e Damiani in mezzo al campo, coadiuvati dal fortissimo Acampora nella doppia fase; tris offensivo composto dal mancino e funambolico Silipo a destra, D’Uffizi a sinistra e probabilmente, il molto tecnico e manovriero Brunori di punta. Questa ultima opzione potrebbe essere adottata per non dare riferimento fisico e difensivo certo ad Antonini e limitarlo anche in fase di impostazione. Quindi molta attenzione a questo sostanziale dettaglio.

Il Catanzaro, dal canto suo, non sembra volersi sottrarre alla difesa a tre, sia in caso di 3421 che nel 352 adottato a Verona. Noi ci permettiamo di insistere che una difesa a quattro ben assestata, lascerebbe spazio a un centrocampista in più, azzerando la necessità di avere una sola punta isolata e facilmente controllabile. La scelta della non adozione del centrocampo a tre è anche data dall’assenza di ricambi e questo già strutturalmente, nella costruzione di una squadra che si andava a privare di Pontisso e anche Pompetti. Oggi è fuori anche Giovane che però in un Catanzaro strutturato in mezzo al campo, sarebbe solo una buona riserva. C’è il solo Petriccione con Mosti, come centrocampisti di ruolo.

Mosti è un centrocampista particolare, parte da lontano, non è un palleggiatore da affiancare a Petriccione, ha garra e corsa ed è molto verticale oltre che muscolare e anche tecnico. Lo scorso anno, con la Juve Stabia, era molto più libero di esprimersi. Lo proteggevano e integravano i fortissimi Correia e Leoni, ora entrambi titolarissimi al Pisa. Lui parte da lontano e punta la trequarti per fare gol e assist. Non è un trequartista, è un incursore che viene da dietro. Molto simile a Koutsoupias, se si ha ben presente come giocava e come gioca. Petriccione ha bisogno di un centrocampista che lo affianchi, sia nella fase difensiva che in quella di costruzione.

Chi scrive, ribadisce una solida convinzione: si dovrebbe passare alla difesa a quattro e recuperare un uomo tattico e di palleggio tra fascia, trequarti, centrocampo. E il più adattabile in questa rosa, ad appoggiare il centrocampo in ogni fase, è D’Alessandro. Uomo su cui però, non si può contare fisicamente. E allora spazio anche al più offensivo Di Francesco che sta dando prova di grande qualità e dinamismo, in entrambe le fasi di gioco. Probabile l’inserimento di Tchaouna a metà campo, ma l’esclusione di Mosti, data come certa dai più, non ci convince. Anche in attacco viene dato per certo l’impiego di Koffi, ma aspettiamo a dare per escluso il giovane e forte Arditi.

Chiunque sia il terminale offensivo, si va in campo con la certezza assoluta che per far davvero male a qualunque avversario, l’uomo da trovare tra le linee e in area di rigore, è sempre Re Pietro La sua capacità di smarcarsi e di essere al posto giusto nel momento giusto, deve essere letta e assecondata dai compagni. E su questo confidiamo in Pafundi e Petriccione, se adeguatamente coperto e supportato. Non resta che aspettare, con la massima fiducia e anche attenzione, oltre che preoccupata curiosità.

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