Da cardiologo, e dopo tanti anni trascorsi in prima linea nell’urgenza e nell’emergenza, tra Pronto Soccorso e servizio 118 in Veneto, ho maturato una convinzione molto profonda che oggi sento il dovere di condividere.
Ho voluto realizzare questo piccolo video in maniera semplice, diretta e sincera, rivolgendomi soprattutto ai colleghi cardiologi che seguono i miei contenuti sui social e che considero amici prima ancora che colleghi. Ma questo messaggio è rivolto anche, e forse soprattutto, ai giovani specializzandi in cardiologia e ai giovani cardiologi che si stanno affacciando oggi alla professione.
Io oggi ho 49 anni. Non sono più giovane, ma non mi considero neppure anziano. E forse proprio per l’esperienza maturata in tanti anni di emergenza sento ancora più forte il desiderio di trasmettere un messaggio alle nuove generazioni di medici.
Non abbiate paura dell’emergenza. Non abbiate paura di stare in prima linea. Perché la vera medicina, quella più autentica, più umana e più intensa, spesso nasce proprio nell’emergenza.
Il mio intento non è certamente quello di criticare o di puntare il dito contro qualcuno. Al contrario, vorrei lanciare una provocazione positiva, una riflessione costruttiva, capace di scuotere le coscienze e farci interrogare su quale possa essere oggi il nostro ruolo reale nella lotta all’arresto cardiaco improvviso.
Anch’io partecipo ai congressi, tengo relazioni scientifiche, preparo slide e condivido esperienze professionali, ma credo sinceramente che oggi questo, da solo, non basti più. Non possiamo limitarci a stare dietro una scrivania o a raccontare l’emergenza soltanto attraverso delle immagini o delle parole.
Credo invece che noi medici, soprattutto noi cardiologi, dobbiamo recuperare un ruolo ancora più attivo, concreto e presente sul territorio. Dobbiamo lottare, nel vero senso professionale del termine, affinché sempre più vite possano essere salvate.
Essere davvero in prima linea significa anche dare l’esempio: dotarsi personalmente di strumenti salvavita, portarli con sé, promuovere la cultura del primo soccorso e contribuire alla creazione di una rete sempre più fitta e capillare di solidarietà e mutuo aiuto.
Perché durante un arresto cardiaco improvviso il tempo è tutto. Ogni minuto perso riduce drasticamente le possibilità di sopravvivenza. E avere un dispositivo salvavita immediatamente disponibile può davvero fare la differenza tra la vita e la morte.
La mia speranza è che questo messaggio venga compreso nel suo significato più autentico. Non vuole essere una lezione, ma una condivisione di esperienza, maturata in tanti anni vissuti accanto ai pazienti più critici, nelle ambulanze del 118, nei Pronto Soccorso, nelle situazioni dove pochi secondi possono cambiare il destino di una persona.
Spero sinceramente che questa riflessione possa essere condivisa da tanti colleghi e da tante persone sensibili a questo tema. Perché, in fondo, siamo tutti coinvolti nella lotta contro l’arresto cardiaco improvviso.
E soprattutto siamo tutti coinvolti nella tutela della vita, ancora prima che nella tutela della salute
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