Spiagge senza defibrillatori, l’allarme del cardiologo Colangelo: «Non aspettiamo la prossima tragedia per intervenire»

Il cardiologo calabrese, che vive e opera in Campania, rilancia la necessità di una vera rete della cardioprotezione: «Non bastano i DAE installati. Servono dispositivi accessibili, cittadini formati e un sistema organizzato capace di reagire nei primi minuti»

Con l’arrivo dell’estate e migliaia di persone che ogni giorno affollano spiagge, lungomari e località turistiche, torna al centro dell’attenzione il tema della sicurezza in caso di arresto cardiaco improvviso.

A lanciare l’allarme è il Dott. Giuseppe Colangelo, cardiologo calabrese che vive e opera professionalmente in Campania, istruttore certificato di Primo Soccorso e Presidente Onorario dell’Associazione Calabria Cardioprotetta, da tempo impegnato nella diffusione della cultura del primo soccorso e della cardioprotezione.

«Quando si verifica un arresto cardiaco improvviso, il tempo non è un dettaglio: è il fattore che può decidere tra la vita e la morte. Non possiamo pensare che la risposta sia semplicemente aspettare l’arrivo dell’ambulanza», afferma Colangelo.

Qualche mese fa il cardiologo è intervenuto personalmente e a proprie spese per sistemare una postazione pubblica di defibrillazione sul Lungomare Falcone Borsellino di Lamezia Terme.

Un gesto concreto che, secondo Colangelo, evidenzia un problema più ampio.

«Un defibrillatore pubblico non può essere abbandonato a se stesso. Deve essere accessibile, funzionante, segnalato, controllato e inserito in una rete conosciuta dai cittadini e dal sistema dell’emergenza. La sicurezza delle persone non può dipendere dalla buona volontà del singolo cittadino».

Nei giorni scorsi Colangelo ha inoltre indirizzato una lettera aperta al Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, chiedendo l’avvio di una strategia concreta per costruire una vera rete regionale della cardioprotezione.

«Installare defibrillatori senza costruire una rete non basta. Dobbiamo sapere dove sono i DAE, se sono funzionanti, se sono realmente accessibili e quanto tempo occorre per raggiungerli. Ma soprattutto dobbiamo formare le persone che potrebbero trovarsi, per prime, davanti a un arresto cardiaco».

L’attenzione del cardiologo si concentra oggi sulle spiagge e sui luoghi ad alta frequentazione.

Durante la stagione estiva intere aree costiere ospitano migliaia di cittadini e turisti. Eppure non sempre esiste una distribuzione programmata dei defibrillatori che consenta un intervento realmente tempestivo.

«Una spiaggia frequentata da migliaia di persone deve essere considerata un luogo nel quale la sicurezza sanitaria va programmata. Dobbiamo chiederci quanti minuti servono per recuperare un defibrillatore e portarlo accanto alla vittima. Perché nell’arresto cardiaco ogni minuto perso può ridurre le possibilità di sopravvivenza».

Da qui l’appello alle istituzioni.

Mappatura pubblica e aggiornata dei DAE, individuazione delle aree prive di copertura, manutenzione e controllo dei dispositivi, accessibilità continua, formazione degli assistenti bagnanti, degli operatori turistici e dei cittadini.

Ma soprattutto la costruzione di una nuova cultura della sicurezza.

«La cardioprotezione non è acquistare un defibrillatore e appenderlo a una parete. È creare una rete della sicurezza: dispositivi funzionanti, cittadini preparati, tecnologia, formazione e coordinamento con il sistema dell’emergenza sanitaria».

Per Colangelo la cultura del primo soccorso dovrebbe diventare parte integrante della formazione dei cittadini, a partire dalle scuole.

«Dobbiamo costruire comunità capaci di reagire. Nei primi minuti di un arresto cardiaco, accanto alla vittima non c’è quasi mai un medico. C’è un cittadino, un bagnino, un collega, un familiare. Quella persona deve sapere cosa fare e deve poter raggiungere rapidamente un defibrillatore».

Infine, il cardiologo calabrese rivolge un appello diretto alle istituzioni.

«Non aspettiamo la prossima morte improvvisa per indignarci e scoprire che mancava un defibrillatore o che nessuno sapeva dove trovarlo. La prevenzione si costruisce prima delle tragedie. Rendere cardioprotetti i nostri territori significa assumersi oggi la responsabilità di salvare le vite di domani».

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