Brighenti dopo il Monza: “Ferite e rammarico, ma la prestazione c’è stata”

Il fischio finale spegne temporaneamente l’entusiasmo del Ceravolo, consegnando al Monza il primo round della finale playoff. Lo 0-2 casalingo pesa sulle gambe e nella testa, complicando terribilmente la strada verso la massima serie. Nelle viscere dello stadio, lontano dai riflettori del campo, l’analisi spetta ai senatori dello spogliatoio. Nicolò Brighenti si presenta ai microfoni con il volto teso di chi ha speso ogni goccia di energia. Nessun alibi da ricercare in sala stampa. Le sue parole fotografano la delusione del momento, tracciando però una linea netta tra la resa e la consapevolezza di avere ancora novanta minuti per ribaltare le sorti di una stagione indimenticabile.

L’amarezza del risultato e la prestazione sul campo

Il difensore giallorosso non nasconde il peso emotivo della sconfitta. L’equilibrio spezzato nel finale brucia, specialmente alla luce dell’intensità mostrata sul terreno di gioco per oltre un’ora. “C’era rammarico, è inutile negarlo. Stasera ci lecciamo le ferite perché tutti noi sognavamo un risultato diverso e purtroppo il campo ci ha detto questo”, esordisce Nicolò Brighenti.

L’analisi della gara restituisce l’immagine di un gruppo che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, sfiorando l’impresa prima del crollo. Il momento di svolta viene individuato nella nitida palla gol fallita poco prima della rete lombarda. “La prestazione è stata fatta, abbiamo dato tutto, abbiamo fatto di tutto per fare risultato. Da un possibile 1-0 nostro siamo andati poi in svantaggio, abbiamo chiuso con un passivo che purtroppo un po’ ci condiziona”. Un divario numerico severo, ma che riflette la dura legge degli episodi in queste sfide a eliminazione diretta.

Le differenze strutturali e il peso della stanchezza

Affrontare una corazzata costruita esplicitamente per il vertice richiede un dispendio di energie fuori dal comune. La panchina lunga e le alternative tecniche a disposizione dell’avversario hanno inciso profondamente nello scorcio conclusivo della partita. Brighenti ammette la disparità di forze strutturali, richiamando l’attenzione sul fattore stanchezza accumulato nel logorante turno precedente. “Sicuramente parliamo di due rose chiaramente completamente diverse e è normale che sapevamo che non sarebbe stata una passeggiata. Abbiamo speso tanto col Palermo tra andata e ritorno e c’è stato un giorno in più di recupero per loro”.

Dettagli fisici e temporali che alla lunga dilatano le distanze in campo. Le tossine accumulate nei doppi confronti ravvicinati presentano sempre il conto. Il numero 23 del Catanzaro rivendica comunque l’abnegazione totale del gruppo, rifiutando di derubricare la serata a un semplice cedimento atletico, puntando invece il dito sull’orgoglio ferito di chi ha accarezzato il vantaggio.

La promessa in vista del ritorno in Brianza

Il tabellone segna due reti da recuperare, una montagna da scalare in trasferta. La lucidità del veterano emerge nel guardare avanti, blindando le motivazioni di una squadra capace di firmare imprese memorabili negli ultimi tre anni. “È inutile raccontarci le favole e sappiamo che sarà dura, però abbiamo un’altra partita a disposizione e ci proveremo”, rilancia il difensore proiettandosi verso la gara di ritorno. “Domani un altro giorno, abbiamo quasi una settimana a disposizione, ci prepareremo perché comunque è difficile ma non è impossibile, nel senso che faremo la nostra partita”.

La fierezza per l’incredibile percorso compiuto non appaga la fame di gloria. “Il campionato nessuno mette in dubbio che rimarrà comunque un qualcosa di straordinario, però devo essere sincero, noi ci abbiamo creduto tanto e ci crediamo perché potremmo scrivere una pagina importantissima della storia del Catanzaro”. L’ultimo pensiero è dedicato al popolo giallorosso. “Siamo rammaricati, però ci proveremo comunque fino alla fine, al di là di tutto perché è giusto che sia così per i tifosi che verranno poi a Monza e per il campionato, appunto, che è stato fatto”.

Il bilancio provvisorio pende drasticamente dalla parte lombarda. Ribaltare il passivo in casa di un club simile richiederà una prestazione titanica, un incastro perfetto tra rigore tattico e furore agonistico. La consapevolezza dell’ostacolo non deve trasformarsi in rassegnazione. Le Aquile hanno il dovere sportivo di onorare gli ultimi minuti di una cavalcata che ha riacceso l’anima calcistica di un’intera provincia, affrontando l’ultima trasferta stagionale con lo sguardo alto e il petto in fuori. Il campo neutro dell’incredulità ha spesso ospitato ribaltoni impensabili, e toccherà esclusivamente al rettangolo verde scrivere i titoli di coda.

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