Il Catanzaro cede al cinismo del Monza: ora serve l’impresa. Il pensiero di Antonio Ludovico

Premessa obbligatoria: diciamolo francamente, a noi i playoff sono sempre rimasti sullo stomaco, ma quanto fascino riescono a regalare? Ed infatti, al termine di una settimana da blood, sweat and tears (sangue, sudore e lacrime, come la grande band americana), il Catanzaro si accingeva a disputare la sua prima finale in casa col Monza, il suo primo appuntamento con una storia che era lì che aspettava da 43 anni in religioso silenzio.

Le attese rimanevano snervanti, i riti scaramantici si sprecavano, le pulsazioni aumentavano di ora in ora, così come quella strana sensazione di essere testimoni di qualcosa di inaspettato, esattamente come un dono che proveniva dall’alto. In Perù dicono sempre che la perseveranza è lì dove risiedono gli dei e di questa perseveranza sicuramente i supporters giallorossi ne avevano piene le tasche. E non solo. Infatti, non vedevano l’ora di raggiungere un traguardo che aveva un nome o una lettera che nessuno osava pronunciare, neanche sotto tortura.

Dunque, il Monza, squadra fortissima, costosissima, costruita per vincere, per di più avvelenata per avere mancato la promozione all’ultimo minuto col Mantova. Per affrontarla ci volevano altre armi rispetto a quelle sfoderate contro il Palermo; e sarà proprio la gara col Palermo, dispendiosa come non mai, la principale causa di una sconfitta (0/2) che brucia maledettamente, anche perché giungeva inaspettata.

Intendiamoci: il Monza non ha rubato nulla, ha serrato le fila, ha chiuso tutte le linee di passaggio, ha sfiorato nei primi minuti il gol anche grazie a qualche distrazione difensiva, ma – obiettivamente- ci è sembrata più in palla. L’applauso della curva a fine partita decretava un amore infinito, nella speranza (che è sempre l’ultima a morire) di un complicatissimo ribaltamento venerdì sera in terra brianzola.

Per la cronaca, un gol da fuori area di Hernani (subentrato) ed un uno in contropiede di Caso (anche lui subentrato) a rimarcare una superiorità tecnica che poteva essere ribaltata se solo fosse entrata in porta una zuccata di Pittarello, fermatasi invece sulla traversa. Servirà un’impresa venerdì sera, roba per uomini duri, bisogna crederci e non mollare mai. Questo gruppo ci ha insegnato che nello sport, come nella vita, nulla è impossibile. Forza Giallorossi.

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