Articolo ripreso interamente da “L’Italiano”
Il tecnico conosciuto per le sue teorie sulla formazione e sulla valorizzazione del talento calcistico, autore del volume “Campioni non solo si nasce ma lo si può anche diventare” è stato ospite della trasmissione condotta dalla voce storica dell’emittente, lo speaker Conte Max alias l’opinionista Massimo Brescia
di Natale Talarico – dalla Redazione Catanzarese del Quotidiano l’Italiano
CATANZARO – Il tecnico, autore del volume “Campioni non solo si nasce… ma lo si può anche diventare – L’Arte del Dribbling”, ospite della trasmissione condotta dalla voce storica di Radio Ciak, Conte Max. Al centro dell’intervista: formazione giovanile, tecnica individuale, creatività e una metodologia che punta a costruire il talento anziché limitarsi a cercarlo.
Giovanni Alessandro, tecnico conosciuto per le sue teorie sulla formazione e sulla valorizzazione del talento calcistico, è stato ospite di Radio Ciak per un’intervista condotta dalla voce storica dell’emittente, lo speaker Conte Max alias l’opinionista Massimo Brescia.
Autore del manuale “Campioni non solo si nasce… ma lo si può anche diventare – L’Arte del Dribbling”, pubblicato da Titani Editori, Alessandro porta avanti da anni una visione precisa: il talento tecnico non deve essere considerato esclusivamente una qualità innata da individuare nei giovani calciatori, ma una capacità che può essere coltivata attraverso un percorso formativo specifico.
Nel corso dell’intervista, Conte Max ha incalzato il tecnico sui temi più controversi della sua filosofia, a partire dalle critiche rivolte all’attuale sistema di formazione calcistica italiano. Secondo Alessandro, infatti, un modello eccessivamente orientato verso tattica, organizzazione e componente atletica rischia di comprimere progressivamente l’estro, l’iniziativa individuale e la capacità del giovane calciatore di trovare autonomamente soluzioni davanti alle situazioni imprevedibili che caratterizzano una partita. La sua proposta si pone quindi in contrapposizione a una formazione che, nella sua analisi, rischia di produrre calciatori sempre più standardizzati, privilegiando invece creatività, tecnica individuale e autonomia decisionale.
«Sono ancora ottimista sul futuro del calcio italiano? No, perché non si è avuto il coraggio di cambiare»
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista nasce da una domanda dello speaker.
Conte Max:
«In una recente intervista rilasciata al quotidiano nazionale L’Italiano, lei aveva dichiarato di essere ottimista sul futuro del calcio italiano. La pensa ancora allo stesso modo?»
Giovanni Alessandro:
«No, perché non si è avuto il coraggio di cambiare. La gestione continua a essere affidata alle stesse persone che negli ultimi decenni hanno contribuito a produrre i problemi che il calcio italiano si porta dietro da anni.» Una risposta netta, che sintetizza il carattere critico della posizione del tecnico e introduce il tema centrale della sua proposta: cambiare il modo stesso in cui si insegna il calcio ai più giovani.
Dal gesto del campione a un “alfabeto” del movimento
Il metodo sviluppato da Giovanni Alessandro parte da un principio fondamentale: favorire l’acquisizione del gesto tecnico in maniera naturale e progressiva, prendendo come riferimento le abilità dei grandi campioni senza costringere il bambino all’interno di schemi motori eccessivamente rigidi. Alla base vi è un’idea originale: considerare il movimento calcistico come un linguaggio. Così come una parola può essere scomposta nelle lettere che la compongono, anche un gesto tecnico può essere analizzato attraverso i singoli momenti che ne determinano l’esecuzione. Il fotogramma diventa quindi una sorta di “lettera” dell’alfabeto motorio.
Una postura, l’inclinazione del corpo, il modo di entrare in contatto con il pallone o una particolare frazione del movimento possono essere isolati, osservati e successivamente ricomposti. Dall’unione ordinata dei singoli fotogrammi nasce la sequenza motoria completa: il dribbling, la finta, la conduzione o un altro gesto tecnico diventano così le “parole” del linguaggio calcistico.
La scomposizione del gesto tecnico
In questa prospettiva, i gesti dei calciatori d’élite non vengono più osservati come azioni istintive e indivisibili, impossibili da riprodurre, ma come strutture motorie che possono essere analizzate nei loro elementi essenziali. L’obiettivo è rendere comprensibile ciò che, osservato nella sua interezza e alla normale velocità di esecuzione, può apparire semplicemente come il prodotto di un talento naturale. Scomporre, comprendere e successivamente ricomporre il movimento permette invece al giovane atleta di avvicinarsi progressivamente alla struttura tecnica del gesto.All’interno di questo percorso assume un ruolo particolare anche l’errore. Lo sbaglio non viene interpretato esclusivamente come qualcosa da interrompere e correggere immediatamente. Al giovane viene lasciato lo spazio necessario per ricercare il proprio equilibrio motorio e affinare progressivamente coordinazione ed efficacia del movimento. Il processo diventa così un apprendimento guidato, ma non rigidamente imposto.
La “sintassi del campione”
Da questa impostazione nasce quella che Alessandro definisce, nella propria metodologia, una vera e propria “sintassi del campione”.
Se il singolo fotogramma rappresenta una lettera e il gesto tecnico una parola, l’unione di più gesti può costruire un linguaggio calcistico più articolato. È qui che prende forma uno dei principi più ambiziosi della metodologia: democratizzare il talento. La tesi proposta è che determinate abilità non debbano essere considerate patrimonio esclusivo di chi nasce con qualità eccezionali. Attraverso l’osservazione, la scomposizione e l’apprendimento progressivo dei movimenti dei grandi interpreti del calcio, anche il giovane atleta può costruire un patrimonio tecnico più ricco. In altre parole: se il movimento può essere letto come un linguaggio, allora può anche essere studiato, appreso e progressivamente scritto attraverso il corpo. È il principio racchiuso già nel titolo del libro di Alessandro: campioni non solo si nasce, ma lo si può anche diventare.
La Teoria dei Metronomi: trovare il ritmo del gesto tecnico
Un altro elemento centrale del modello elaborato da Giovanni Alessandro è rappresentato dalla cosiddetta “Teoria dei Metronomi”.
L’approccio concentra l’attenzione sulla sincronizzazione ritmica tra sistema nervoso, bilateralità del corpo e pallone. Il principio di partenza è che ogni gesto tecnico di alto livello possieda una propria frequenza coordinativa interna, quasi un ritmo. Il riferimento teorico richiama il fenomeno fisico della sincronizzazione dei metronomi posti su una superficie mobile: elementi inizialmente non coordinati possono progressivamente arrivare a sincronizzarsi. Trasportato nell’apprendimento motorio, il concetto viene utilizzato per spiegare come il giovane calciatore possa progressivamente interiorizzare il ritmo esecutivo di un determinato gesto tecnico. Il modello si sviluppa attraverso alcuni principi fondamentali.
La sincronizzazione spontanea sfrutta la naturale capacità del sistema neuromuscolare di adattarsi agli stimoli ritmici.
Il ritmo biologico ricerca invece una gestione più armonica dell’alternanza tra contrazione e decontrazione muscolare, con l’obiettivo di rendere il movimento più fluido ed efficiente. La metabolizzazione naturale punta a superare una didattica fondata esclusivamente sulla ripetizione meccanica del gesto. Infine, attraverso il modellamento visivo-motorio, il giovane atleta utilizza il movimento del campione come riferimento per costruire progressivamente il proprio schema motorio. Non si tratta quindi, nella visione proposta, di una semplice imitazione estetica: il modello del campione diventa uno strumento attraverso cui comprendere ritmo, sequenza e organizzazione del movimento.
“L’Arte del Dribbling”: il talento come processo da costruire
Questi principi trovano la loro espressione nel volume “Campioni non solo si nasce… ma lo si può anche diventare – L’Arte del Dribbling”, pubblicato da Titani Editori con la prefazione di Fausto Silipo, ex commissario tecnico della Nazionale Dilettanti. Nel libro, Alessandro sviluppa l’idea della scomposizione cinematografica del gesto tecnico e dell’alfabeto cinetico, nel quale i singoli fotogrammi assumono idealmente la funzione delle lettere. La complessità di gesti come dribbling e finte viene così suddivisa in elementi minimi e sequenziali, con l’obiettivo di renderne più comprensibili i meccanismi e favorirne l’apprendimento.
Il messaggio che attraversa l’intera metodologia è chiaro: non limitarsi a cercare il talento, ma creare le condizioni perché possa svilupparsi.
È anche su questo punto che la filosofia di Giovanni Alessandro entra maggiormente in contrasto con il modello formativo da lui criticato. La domanda, in fondo, è semplice ma decisiva per il futuro del calcio giovanile: bisogna selezionare soltanto chi possiede già determinate qualità oppure è possibile costruire un percorso capace di far emergere capacità che il giovane calciatore non ha ancora avuto modo di sviluppare? Per Alessandro, la risposta è nella seconda strada.
Dal metodo ai risultati
A conclusione dell’intervista, Conte Max ha ricordato anche uno dei risultati più significativi attribuiti al percorso formativo del tecnico: l’inserimento di un suo allievo nella selezione internazionale pubblicata dal quotidiano britannico The Guardian dedicata ai migliori calciatori al mondo della classe 1998. Un risultato indicato come testimonianza concreta di un percorso che, attraverso la pubblicazione del libro e l’attività sul campo, punta a contribuire alla crescita del calcio locale e nazionale.
L’intervista a Radio Ciak ha così offerto l’occasione per riportare al centro una questione che va oltre una singola metodologia: come si costruisce il calciatore del futuro?
Per Giovanni Alessandro, la risposta passa dalla tecnica, dalla libertà creativa e dalla capacità di insegnare ai ragazzi non soltanto a eseguire, ma anche a interpretare il gioco. Perché il talento, nella sua visione, non è semplicemente qualcosa da aspettare.
È qualcosa che si può educare, coltivare e costruire.
Per contattare Giovanni Alessandro:
Email: giovanni.alexander@libero.it
