Esattamente mezzo secolo di storia calcistica si è materializzato ieri all’Auditorium Casalinuovo, trasformando il ricordo in una vivida celebrazione collettiva. A partire dalle ore 18, la città ha festeggiato il 50° anniversario della seconda, storica promozione in Serie A dell’US Catanzaro, datata 1976. L’occasione ha coinciso con l’11ª edizione del Premio Umberto Sacco, una manifestazione capace di riunire le leggende che scrissero una delle pagine più significative dello sport calabrese. L’evento ha riacceso una scintilla identitaria profonda, dimostrando come il legame tra la tifoseria e gli eroi del passato rimanga un patrimonio integro al trascorrere del tempo.
Il Premio Umberto Sacco e il ritorno dei giganti del 1976
L’appuntamento, organizzato nei minimi dettagli dall’associazione Catanzaro nel Pallone guidata da Enzo Minicelli, ha visto la conduzione di Carlo Talarico ed Enzo Colacino. Il palco ha accolto sette calciatori simbolo di quell’annata calcistica: Alberto Arbitrio, Adriano Banelli, Gianni Improta, Pieraldo Nemo, Massimo Palanca, Fausto Silipo e Roberto Vichi. Come testimoniato dagli scatti della serata, gli ex atleti hanno dato vita a una chiacchierata trascinante.
Tra battute e ricordi inediti, l’unione del gruppo è apparsa intatta. La figura di Umberto Sacco, vice allenatore dei giallorossi dal 1970 al 1977 e punto di riferimento generazionale per i giovani calciatori locali, ha fatto da perfetto filo conduttore emotivo alla serata, culminata con la consegna di una targa celebrativa a ciascun ospite.
Accanto ai calciatori sul palco, la scena è stata parzialmente catturata dal carisma di Masino Amato, storico massaggiatore e autentico custode dei segreti dello spogliatoio dell’epoca. Il suo palmarès in giallorosso rappresenta un’enciclopedia vivente del club.
Amato ha vissuto in prima linea la finale di Coppa Italia del 1966, la prima promozione in massima serie del 1971, fino alla celebre amichevole internazionale disputata nel 1972 contro il Santos di Pelè. A questi traguardi si sommano le altre due promozioni in Serie A, elementi che lo qualificano come una figura chiave per comprendere l’alchimia di quelle formazioni vincenti.
Il momento più solenne della manifestazione è coinciso con l’assegnazione del premio principale, andato proprio ad Adriano Banelli. Il leader carismatico ha indossato la maglia delle Aquile per 12 anni, coprendo il ciclo temporale dal 1967 al 1979. Banelli detiene tuttora il record assoluto di presenze con il club, avendo collezionato 336 gettoni nei soli campionati professionistici.
L’albo d’oro del riconoscimento vanta nomi illustri del calcio italiano e giallorosso, avendo premiato nel corso delle edizioni personaggi del calibro di Vittorio Masci, Egidio Ghersetich, Claudio Ranieri, Gianni Bui, Fausto Silipo, Massimo Mauro, Massimo Palanca, Giorgio Corona, Paolo Braca e Tato Sabadini.
Celebrare le radici storiche non deve tradursi in una sterile operazione nostalgia, bensì nello stimolo per ricalcare quei palcoscenici d’élite. Il Catanzaro moderno ha il dovere di guardare all’esempio di compattezza e organizzazione offerto dalla squadra del 1976 per programmare i propri obiettivi nel campionato di Serie B. Il consolidamento strutturale e la ricerca di una stabilità ad alti livelli rimangono i traguardi realistici per l’immediato futuro della società. Custodire l’eredità di quei giganti serve a ricordare che la massima serie non è un’illusione, ma un traguardo possibile se pianificato con la stessa serietà del passato.
Di seguito la fotogallery a cura di Maurizio Martino:


















