Il Catanzaro nell’Olimpo: 55 anni fa la storica prima volta in Serie A

Le lancette dello stadio San Paolo di Napoli segnano le ore 18:40 del 27 giugno 1971 quando la voce inconfondibile di Sandro Ciotti squarcia l’etere radiofonico. Il centravanti reggino Angelo Mammì, ribattezzato “Caribù”, si avventa di testa su un pallone vagante, trafiggendo la difesa del favoritissimo Bari e regalando all’US Catanzaro il primo storico approdo nella massima serie del calcio italiano. Una rete destinata a tramutarsi in leggenda, capace di riscrivere i confini della geografia sportiva nazionale. Cinquantacinque anni dopo, quel traguardo epico conserva intatta la sua carica emotiva, rappresentando il punto di partenza della nobiltà calcistica calabrese.

Il miracolo di Ceravolo e l’intuizione Seghedoni

Il capolavoro sportivo prende forma nell’estate precedente, subito dopo una salvezza faticosamente conquistata nel campionato cadetto. Il lungimirante presidente Nicola Ceravolo sceglie di sparigliare le carte, affidando la conduzione tecnica della squadra a un allenatore esordiente, Gianni Seghedoni. La dirigenza apporta solo lievi ritocchi a un organico solido.

Nessuno, tra gli addetti ai lavori, inserisce i giallorossi nel novero delle pretendenti alla promozione. Il verdetto del campo ribalta bruscamente i pronostici della vigilia grazie a tre vittorie consecutive nelle prime tre giornate di campionato. Le Aquile ingaggiano un duello serrato con Atalanta, Bari e Mantova, reggendo il passo delle battistrada sino alla flessione accusata nel finale del girone d’andata, quando tre battute d’arresto di fila determinano un distacco di sei lunghezze dalla zona promozione.

La grande rimonta e i verdetti del girone di ritorno

La reazione del gruppo nella seconda parte di stagione assume contorni straordinari. Il Catanzaro si trasforma in un rullo compressore, dominando il girone di ritorno con un bottino record di 27 punti, una quota mai eguagliata dalle dirette concorrenti. Nonostante l’incredibile progressione, la squadra si presenta agli ultimi 180 minuti di campionato staccata di due lunghezze dalle posizioni di vertice.

Una sofferta vittoria contro il Livorno propizia l’aggancio ad Atalanta e Bari, mentre il successivo successo nello scontro diretto finale contro il Brescia estromette le rondinelle dal treno promozione. Il Mantova festeggia il salto di categoria diretto, mentre il verdetto per i restanti due pass impone la disputa di un mini-torneo di spareggio a tre tra bergamaschi, pugliesi e calabresi, giunti a pari merito al secondo posto.

Il drammatico prologo di Bologna

Il triangolare inaugurale si consuma sul neutro di Bologna, dove l’Atalanta supera il Bari per 2-0 sul campo, risultato poi tramutato in un’omologazione a tavolino a causa degli incidenti provocati dalla tifoseria pugliese. Tre giorni più tardi, sempre nel capoluogo emiliano, il Catanzaro affronta gli orobici resistendo strenuamente fino all’88′ minuto, quando una beffarda marcatura di Maggioni regala il successo e la massima serie all’Atalanta, costringendo i giallorossi a giocarsi il tutto per tutto nell’ultimo scontro diretto.

Il trionfo di Napoli e l’undici entrato nel mito

Il 27 giugno 1971 si consuma l’atto finale sul prato del San Paolo di Napoli, surriscaldato dalla presenza di migliaia di sostenitori giunti dalla Calabria e sparsi nei principali centri industriali del continente. Seghedoni lancia sul terreno di gioco una formazione destinata a rimanere scolpita nella memoria cittadina: Pozzani, Marini, Massari, Benedetto, Bertoletti, Busatta, Gori, Franzon, Mammì, Banelli, Ciannameo.

L’equilibrio della sfida si spezza nella ripresa grazie alla mossa del tecnico, che inserisce sul terreno di gioco il centrocampista Braca in sostituzione di Ciannameo. A dieci minuti dal termine, un affondo sulla fascia sinistra innesca una pregevole trama geometrica.

«Una saettante triangolazione Braca-Franzon-Gori dà la possibilità al ‘trottolino’ di intraprendere un nuovo affondo sulla sinistra… Gori giunge a tu per tu col portiere e lo supera con un pallonetto diabolico, prima che la sfera superi la linea bianca, giunge con la velocità del fulmine Angelo Mammì, che di testa si scaraventa letteralmente assieme al pallone nella rete».

Il boato del San Paolo si riverbera immediatamente nelle storiche carosellate su corso Mazzini a Catanzaro. Il giorno successivo, la prima pagina del Corriere dello Sport diretta da Antonio Ghirelli consacra l’impresa con un titolo memorabile: “Il Catanzaro in serie A, Evviva la Calabria”.

Il ricordo di quel trionfo epico offre una precisa traccia programmatica per l’evoluzione del club moderno. Quell’intelaiatura vincente dimostrò che l’organizzazione metodica e lo spirito di corpo sanno colmare il gap economico con i sodalizi più blasonati della categoria. Il Catanzaro odierno deve guardare alla determinazione della squadra del 1971 per consolidare la propria posizione nel campionato di Serie B. L’obiettivo realistico per la stagione deve identificarsi con la strutturazione di un progetto tecnico stabile, capace di gettare le basi per ambire, attraverso una programmazione societaria oculata, al ritorno in quei palcoscenici d’élite che cinquantasei anni fa videro la Calabria conquistare la sua prima, storica stella nel firmamento del grande calcio.

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