Atteggiamento, disattenzioni e rotazioni forzate, frenano un Catanzaro rivedibile

Un Catanzaro brillante solo in alcune fasi del primo tempo, si aggrappa per il momentaneo vantaggio, ad un assist capolavoro del suo immenso capitano. Pietro Iemmello deve comunque stare, nelle fasi di pressione offensiva, molto più vicino alla porta. Non si può rinunciare alla sua classe in area e a ridosso della stessa. È lì che ha sempre fatto la differenza

Il Catanzaro di mister Aquilani si presenta sul sempre ostico campo di Carrara con ancora l’eco di tutti i grandi elogi ricevuti per la stupenda gara interna con il Frosinone. Elogi, sia chiaro, ampiamente meritati anche per la terribile e mai doma banda di mister Alvini. Chi scrive, pur unendosi al generale coro di accettazione di quel pareggio spettacolare, non lo ritenne, e sin da subito, affatto appagante. Per tre ragioni che andiamo ad esplicitare: primo, una squadra che va in vantaggio all’ultima azione del primo tempo e raddoppia alla prima della ripresa, nove volte su dieci ha ucciso calcisticamente l’avversario; secondo, se non lo uccidi è perché commetti errori di attenzione, come accaduto, non giustificabili a questi livelli; terzo, perché lo spettacolo non giustifica TUTTO.

Ieri sera a Carrara, ci si è portati dietro soprattutto l’eco della superficialità in fase di non possesso, riscontrata nel secondo tempo della partita precedente quando si subì la rimonta frusinate. Ieri, contro la scorbutica squadra dell’ex Calabro, si è andati subito in svantaggio perché nessuno ha accorciato sull’ottimo Melegoni, il quale, da un calcio d’angolo battuto corto, ha potuto tranquillamente preparare il tiro, prendere la mira e realizzare un gol di ottima fattura con la massima libertà. Libertà e comodità già concessa a Cicchella tre giorni fa e a chi ha potuto poi comodamente effettuare l’assist del pareggio di Fiori. Il difetto di non uscire ed accorciare su chi potenzialmente può creare giocate pericolose, ha causato quest’anno 12 gol tra quelli subiti, e ben quattro dei cinque incassati nelle ultime due partite. La Carrarese, priva del capitano Schiavi, trova in Melegoni l’uomo in più e nel Catanzaro tanta “disponibilità” affinché lo abbia potuto essere.

Il titolo del pezzo richiama l’atteggiamento, le disattenzioni e il turnover o rotazioni che dir si voglia. Si è andati in campo con Verrengia braccetto sinistro al posto di Brighenti, Rispoli al posto di Pontisso, D’Alessandro al posto di Frosinini e Nuamah al posto di Pittarello. Rispoli fa complessivamente molto bene nel primo tempo, cala un po’ nel secondo, dove però perde il compagno di reparto Petriccione. Insieme a Jacopo, in grande spolvero, aveva condotto il centrocampo molto bene. Una ammonizione totalmente ingiusta ha suggerito la sostituzione del numero 10, mentre i subentrati Pompetti e Pontisso non sono apparsi al massimo delle loro possibilità. Stessa cosa la si può sostenere per Verrengia, Frosinini, D’Alessandro e Nuamah. Decisivo invece Pittarello, che “apparecchia” per il rigore su Favasuli e poi lo trasforma alla perfezione.

Tornando a Rispoli, autore comunque di una pregevole prestazione, rimane negli occhi l’errore di un appoggio a centro area piccola e di petto verso Pigliacelli che causa il gol del loro 3 a 2. La palla doveva essere lasciata scorrere e accompagnata sulla propria destra; ha invece tentato l’appoggio di petto verso il compagno portiere, calibrando male lo stesso e infilando la palla all’angolo della propria porta. Errore grave che inevitabilmente macchia una prestazione perlomeno sufficiente.

Argomento rotazioni. Verrengia e Rispoli non giocavano da tempo e, soprattutto, il difensore mancino non è sicuramente a proprio agio. Si stava inserendo molto bene ad inizio campionato, poi un infortunio durato tre mesi lo ha allontanato e, al suo ritorno in quel ruolo, ha trovato un Brighenti ormai insostituibile. Ieri si è scelto di farlo riposare e Verrengia non ha certo assicurato quella qualità e sicurezza. Man mano che aumenterà il minutaggio, anche entrando dalla panchina, potrà dimostrare tutte le sue qualità.

Rileviamo che, per come si era messa la partita al minuto 85, il pareggio sul rigore ripetuto e segnato da Pittarello, dopo il primo errore di Pontisso, vale oro colato. Difficilmente il VAR rileva l’infrazione di uomini che varcano la linea d’area durante l’esecuzione di un calcio di rigore. Questa volta è accaduto ed è un episodio fortunato, anche se di giusta interpretazione, perché c’erano già sette uomini della Carrarese dentro l’area prima che Pontisso calciasse. Un altro aspetto molto fortunato di questo rocambolesco tre a tre sta nel fatto che, sui tre gol fatti, uno solo è stato conseguente ad una azione diretta dei calciatori giallorossi. Il pareggio dell’uno a uno è arrivato da un autogol su bellissimo cross di Favasuli e il terzo, del pareggio finale, sul calcio di rigore già descritto. Pareggio, lo ribadiamo, da accogliere a braccia aperte, perché la sconfitta era ormai più che certa.

Un’ultima annotazione su Pietro Iemmello. Il suo ottavo assist a Cassandro per il momentaneo vantaggio nel primo tempo è da applausi a scena aperta, un colpo da maestro. Roba da alta scuola, di Serie A: alla Gianni Rivera per i più vintage, alla Andrea Pirlo per i meno vecchi. Ma ieri il grande Capitano non ha mai calciato in porta, inghiottito totalmente dal ruolo di uomo squadra. Stessa cosa era accaduta nello spettacolare pareggio interno con il Frosinone. È il canovaccio generale di questo campionato: sta sempre meno in area di rigore e al limite della stessa, dove è sempre stato implacabile sia di piede che di testa. Ieri ha messo a segno il suo ottavo splendido assist (in effetti sarebbero nove), ma ancora una volta non ha arricchito il tabellino dei gol, che lo vede incredibilmente fermo ancora a sette.

Ecco, mancano ancora 11 gare alla fine della regular season, più gli ormai certi play-off. E per tentare il miracolo quarto posto, difendendo con i denti almeno l’attuale e già prestigioso quinto, c’è bisogno dei gol di Re Pietro. Non servono strategie e tattiche particolari perché questo accada. È sufficiente che i compagni leggano i suoi movimenti e che LUI stia, quando si sviluppa l’azione d’attacco, molto più vicino alla porta e al limite dell’area di rigore. Poi accadrà ciò che è sempre accaduto: i compagni correranno ad abbracciarlo sotto la curva.

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