Addio a Luigi Farina, poderoso mediano del Catanzaro

La notte scorsa si è spento Luigi Farina. Il calcio italiano saluta un centrocampista roccioso, nato a Milano il 12 novembre 1942. Una notizia che colpisce i tifosi con i capelli bianchi. Quelli che ricordano il ruggito del vecchio stadio. Indossò la casacca giallorossa nel biennio 1966-1968. Fu il poderoso mediano di un Catanzaro capace di sfiorare la promozione in massima serie, fermandosi a un passo dal traguardo. Si chiude un capitolo di storia sportiva. Le geometrie di quel centrocampo perdono oggi uno dei loro interpreti più leali.

Il capolavoro sfiorato nell’era Ceravolo

La stagione 1966/1967 rimane scolpita negli annali della società. Sotto la presidenza di Nicola Ceravolo e la guida tecnica di Carmelo Di Bella, le Aquile disputarono un campionato di Serie B da assolute protagoniste. La squadra strappò il posto. Un risultato figlio di un amalgama perfetto tra talento e fatica. In quella specifica annata, Luigi Farina collezionò 34 presenze impreziosite da 1 rete. Numeri che certificano la sua totale inamovibilità nello scacchiere tattico. Divideva lo spogliatoio con elementi di altissima caratura. Nomi del calibro di Gianni Bui, Tonani, Sardei e Orlandi componevano l’ossatura di una rosa letale. Da Cimpiel a Vitali, passando per Bertoletti, Provasi, Lorenzini, Marini, Gasparini, Nonino, Rossetti, Bonfada, Maccacaro, Tribuzio e Vanini. Ogni singolo tassello remava nella medesima direzione.

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La parabola di un lottatore

La carriera del mediano abbraccia diverse piazze storiche della penisola. I primi passi li mosse nel Lilion Snia Varedo tra il 1959 e il 1963, raccogliendo 77 apparizioni. Il salto avvenne rapidamente. Passò al Saronno nella stagione 1963-1964 siglando 4 reti in 27 gare. Difese poi i colori del Legnano con 48 presenze e 5 centri. Il biennio calabrese lo consacrò nel palcoscenico cadetto. Al Catanzaro totalizzò complessivamente 58 gettoni e 3 marcature in campionato. Un percorso professionale instancabile, proseguito ad Arezzo con una lunga parentesi da 138 partite giocate, per chiudersi tra Udinese e Pistoiese nella seconda metà degli anni Settanta.

I ricordi sbiadiscono nel tempo. Le statistiche invece rimangono a imperitura memoria. Il mediano lombardo ha incarnato l’essenza del calcio di provincia. Chilometri macinati, contrasti vinti e polmoni d’acciaio. Un uomo di sostanza al servizio del collettivo. Il capoluogo calabrese oggi ambisce a consolidare la propria posizione nel calcio d’élite, affrontando l’attuale stagione con feroce determinazione. Raggiungere traguardi ambiziosi richiede esattamente lo stesso spirito di sacrificio mostrato su quei vecchi campi in terra battuta. Il sudore versato dai mediani del passato resterà per sempre la fondamenta dell’intera storia giallorossa.

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