Juve Stabia, Gabrielloni: “Catanzaro forte, ci siamo abbassati troppo. E sul mio digiuno…”

Un pareggio che sa di beffa. Maturato a un respiro dal fischio finale. Il prato del “Romeo Menti” certifica il sostanziale equilibrio in Juve Stabia-Catanzaro, sfida ruvida e risolta sul filo di lana. Un copione amaro, capace di punire il baricentro eccessivamente basso tenuto dai padroni di casa nella ripresa. A metterci la faccia nel post-partita è Alessandro Gabrielloni. L’attaccante traccia un bilancio privo di filtri. Il clima teso attorno alle recenti vicende societarie non scalfisce la concentrazione di un gruppo compatto. La voce del centravanti trasuda orgoglio agonistico. Si avverte la frustrazione per un’annata personale complessa, totalmente sacrificata alle necessità dello spogliatoio. I novanta minuti appena archiviati raccontano l’estrema resistenza di una rosa decimata dall’infermeria.

Il peso tecnico dell’avversario

L’analisi della gara parte dai meriti della compagine calabrese. Il tasso tecnico della squadra guidata da Alberto Aquilani ha costretto i campani a una strenua gara di contenimento. «È stata una partita complicata», esordisce Gabrielloni. L’onestà intellettuale del giocatore emerge subito. «Incontravamo una squadra forte che gioca molto bene, lo sapevamo». Il vantaggio iniziale ha paradossalmente anestetizzato la manovra offensiva locale. «Forse dopo il nostro gol ci siamo un po’ abbassati e non siamo stati bravi a ripartire, a pulire qualche palla». La delusione per la rete incassata in zona Cesarini brucia. L’atmosfera sugli spalti meritava un epilogo differente. «Avevamo fatto una buona fase difensiva, avevamo comunque sofferto poco e c’era rammarico per prendere gol così. Dispiace soprattutto visto che oggi c’era una bella cornice, il pubblico ci aveva trascinato e peccato non aver dato questa gioia».

Sacrificio tattico e digiuno personale

Il ruolo del centravanti vive di reti e fiammate. La stagione di Gabrielloni ha richiesto un logorante lavoro oscuro, lontano dai riflettori dell’area di rigore. L’insoddisfazione per il magro bottino realizzativo non viene nascosta. «Anch’io avrei voluto fare una stagione diversa, diciamo non è stata proprio la stagione più fortunata del mondo». L’impegno profuso sul terreno di gioco resta una costante inattaccabile. «L’impegno non manca, non è mai mancato neanche oggi. Magari non sono stato bravo a crearmi le occasioni». L’adattamento a un sistema di gioco dispendioso ha presentato un conto salato. «Magari anche il modo di giocare è un po’ diverso da quello a cui ero abituato, lo so, però cerco di dare il mio meglio». L’io cede il passo al noi. «So che l’obiettivo di squadra è più importante di quello personale».

Il muro contro gli alibi

Le indisponibilità croniche stanno segnando il cammino della Juve Stabia. La rosa ha imparato a convivere con l’emergenza. «Ormai quest’anno siamo abituati, non ricordo una partita in cui siamo stati tutti». Le defezioni non scalfiscono il morale. «Ormai le assenze sono la normalità per noi». La gestione del gruppo da parte della guida tecnica raccoglie applausi incondizionati. «Il mister secondo me è molto bravo da questo punto di vista a non cercare alibi, non parliamo mai di infortunati nella squadra. Sappiamo comunque che abbiamo una rosa profonda e chiunque è entrato in campo ha dato il contributo».

Le vicende extra-campo rischiano spesso di inquinare la serenità dello spogliatoio. Il disimpegno societario ha agitato le acque alla vigilia del match. «È normale che un po’ non volendo se ne parli dentro lo spogliatoio, non lo nego». La ricetta per isolarsi dalle interferenze esterne risiede nell’unione d’intenti. «La forza della Juve Stabia secondo me è il gruppo. È un gruppo coeso che riesce anche a scherzare delle volte nelle difficoltà, e non è scontato».

L’orizzonte chiamato post-season

Il futuro immediato non ammette calcoli. Il mirino è puntato saldamente sull’appendice del campionato. «Il nostro obiettivo è quello di fare i play-off, lì vogliamo arrivare e ormai penso che nessuno si nasconda». Le ultime tre sfide decreteranno le gerarchie finali. Serve un’immediata inversione di rotta sul piano dei risultati per consolidare il piazzamento. «Le squadre che arrivano avanti sono quelle che hanno più continuità», sottolinea la punta. «Speriamo di continuare nelle ultime tre partite e poi vedremo a quanti punti arriveremo».

Mancano 270 minuti al termine della stagione regolare. La graduatoria sorride ancora ai ragazzi di Castellammare, chiamati a proteggere il perimetro della zona playoff per dare un senso compiuto a un’annata logorante. Trasformare le defezioni organiche in propellente emotivo rappresenterà lo snodo vitale per allungare il calendario agonistico. Chi impara a resistere nel fango riconosce l’attimo perfetto per piazzare l’assalto definitivo.

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