Noto a LaC: “Con Aquilani grande sintonia, pronti ad accontentarlo. Abbiamo fatto qualcosa di bellissimo”

Il tabellone dell’U-Power Stadium fissa il punteggio sul 2-0 per i giallorossi, ma il fischio finale decreta l’eliminazione. Il Catanzaro espugna Monza, pagando a carissimo prezzo il peggior piazzamento nella classifica della stagione regolare. Un epilogo crudele che chiude le porte della finale playoff, ma non scalfisce il legame granitico tra la squadra e la sua gente. Ospite di LaC TV durante la trasmissione “11 in Campo” condotta da Maurizio Insardà, il presidente Floriano Noto ha tracciato il bilancio di un’annata vissuta ad altissima intensità. Dalla conferma della guida tecnica alle lacrime di un giovanissimo sostenitore, il numero uno del club ha delineato le fondamenta del progetto calabrese.

Il senso di appartenenza e la gestione familiare

Gestire una società di calcio professionistica richiede un dispendio di energie che travalica il semplice calcolo finanziario. Floriano Noto rivendica l’anomalia positiva della sua dirigenza: «Noi siamo presidenti del posto, della città dove lavoriamo e viviamo e forse oggi questo è sempre più raro. Ci mettiamo tanto cuore oltre all’impegno che una squadra di calcio richiede. Perché non c’è soltanto l’aspetto economico o finanziario, ma anche il tempo, le energie, lo stress che inevitabilmente si accumula e si ripercuote sul lavoro, sulla famiglia, sugli amici. Però il bello del calcio è proprio questo».

Un’identità territoriale difesa con fierezza. Il numero uno giallorosso descrive un ambiente fondato su dinamiche empatiche, dove i problemi dello spogliatoio divengono i problemi della proprietà: «Io e i miei fratelli abbiamo sempre pensato alla società come a una grande famiglia. I problemi dei ragazzi diventano i nostri problemi e viceversa. In alcuni momenti delicati della mia vita personale ho sentito la vicinanza del gruppo, così como noi siamo stati vicini a loro. Credo che questa unione si sia vista in campo, perché i ragazzi lottavano non solo per una squadra, ma per una famiglia e per un popolo».

Il nodo panchina e le strategie per la dirigenza

Il campo ha applaudito una formazione capace di imporre la propria filosofia attraverso una precisa identità tattica. Un merito ampiamente riconosciuto dagli stessi opinionisti della trasmissione televisiva, che hanno evidenziato la qualità espressa sul rettangolo verde: «Quello che il Catanzaro ha fatto quest’anno è stato bellissimo, perché lo ha fatto attraverso il gioco». Mantenere intatta questa intelaiatura rappresenta la priorità assoluta. Il presidente ha blindato la posizione di Alberto Aquilani, certificando una stima profonda verso il tecnico: «Con Alberto c’è grande stima e grande sintonia, da parte nostra c’è ampia disponibilità di accontentarlo».

L’analisi si allarga inevitabilmente alla direzione sportiva. Le posizioni di Polito e Morganti verranno vagliate a breve, come ammesso candidamente dallo stesso patron: «Bisogna parlare, non abbiamo ancora avuto il tempo di confrontarci dopo questi giorni così intensi». La società mantiene comunque lucida la propria vocazione di trampolino di lancio per giocatori, allenatori e quadri dirigenziali: «È normale che Catanzaro venga vista come una piazza di crescita e di lancio non solo per i calciatori giovani, ma anche per allenatori e dirigenti. Io sono felice quando le nostre scelte arrivano in Serie A o addirittura all’estero, perché significa che abbiamo lavorato bene. Guai se manca l’ambizione».

Il tributo a Monza e l’appello per il piccolo tifoso

L’esodo in terra brianzola ha misurato la reale potenza del fenomeno sociale. Migliaia di sostenitori hanno invaso il settore ospiti, affrontando sacrifici logistici e finanziari pur di spingere i giocatori verso l’impresa. Il ringraziamento della presidenza abbraccia l’intera città e i gruppi ultras, capaci di garantire una fiducia incondizionata fin dai primissimi passi di questa gestione manageriale: «Devo ringraziare davvero tutti, dagli Ultras a tutta la città di Catanzaro. Ci sono stati sempre vicini sin dal primo anno e hanno sempre avuto fiducia in noi. L’altra sera mi sono emozionato tantissimo vedendo tutta quella gente in curva. Tante persone hanno affrontato sacrifici enormi per raggiungere Monza, sia fisici che economici. A loro va il mio abbraccio più sincero».

È proprio tra quei volti rigati dal pianto che si consuma l’ultimo atto dell’intervento televisivo. Il patron ha lanciato un appello pubblico commosso per rintracciare un bambino fotografato in lacrime sulle tribune di Monza: «Vorrei veramente incontrare quel bambino che piangeva in quella fotografia. Se qualcuno lo conosce o riesce a rintracciarlo, ci faccia mettere in contatto perché voglio abbracciarlo personalmente».

La programmazione per il nuovo campionato di cadetteria parte da certezze incrollabili. Il mantenimento dell’attuale guida tecnica assicura continuità a un sistema di gioco capace di abbinare estetica e concretezza. La dirigenza dovrà muoversi con intelligenza per colmare le lacune di una rosa chiamata a confermarsi nell’alta classifica. Trasformare l’amarezza brianzola in spietata determinazione agonistica costituirà il vero carburante per tentare un nuovo assalto al vertice del calcio italiano.

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