A Torre Sant’Antonio una serata di grande intensità con Armando Cascione, Antonio Criniti, Maurizio Raise e Raffaele Pilato. Massimo Brescia guida un viaggio nel calcio che insegna a vivere.
Ci sono serate in cui il calcio smette di essere una semplice sequenza di risultati e classifiche. Torna ad essere ciò che è sempre stato nella sua essenza più autentica: una storia di uomini, di emozioni, di sacrifici e di sogni.
È accaduto ieri sera a Torre Sant’Antonio, a Santa Caterina dello Ionio, dove la decima edizione della rassegna “Uno Sguardo dalla Torre” ha ospitato l’incontro “Le regole del calcio possono ancora insegnare a vivere?”.
A guidare il confronto è stato Massimo Brescia, storico del calcio ed ex calciatore, che con competenza e sensibilità ha accompagnato il pubblico in un viaggio attraverso alcune delle pagine più intense del calcio italiano, trasformando la serata in un dialogo autentico tra grandi protagonisti e spettatori.
Sul palco si sono alternati tre calciatori che hanno lasciato il segno in Serie A.
Armando Cascione, protagonista con le maglie di Napoli, Catanzaro, Avellino e Reggina, ha ripercorso una carriera fatta di sacrificio e grandi soddisfazioni, ricordando in particolare una delle pagine più belle della storia del Catanzaro: la semifinale di Coppa Italia contro l’Inter, nella quale fu tra i protagonisti assoluti, firmando anche una rete che ancora oggi occupa un posto speciale nella memoria dei tifosi giallorossi.
Maurizio Raise, indimenticato difensore del Lecce, ha riportato il pubblico alla stagione 1985-1986, raccontando dall’interno quella leggendaria Roma-Lecce destinata a entrare nella storia del calcio italiano. Una vittoria dei salentini all’Olimpico che spalancò la strada allo scudetto della Juventus e che ancora oggi viene ricordata come una delle partite più incredibili del nostro campionato. Raise ha inoltre ricordato la celebre sfida contro il Napoli di Diego Armando Maradona, nella quale fu chiamato a marcare il fuoriclasse argentino.
Antonio Criniti, fantasista di talento che ha vestito le maglie di Cagliari, Brescia, Palermo, Perugia e Catanzaro, ha invece emozionato la platea raccontando il suo gol in Coppa UEFA con la maglia rossoblù del Cagliari, uno dei momenti più significativi della sua carriera internazionale.
Accanto ai protagonisti del campo è intervenuto Raffaele Pilato, Consigliere Nazionale dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio (AIAC), che ha offerto una riflessione sul ruolo educativo dell’allenatore e sull’importanza di trasmettere ai giovani valori come rispetto, disciplina, spirito di squadra e senso di responsabilità.
Tra i momenti più coinvolgenti della serata, il ricordo dell’esordio in Serie A. Ognuno dei relatori ha raccontato con emozione l’attesa, la tensione e l’entusiasmo della prima volta nel massimo campionato italiano. Racconti vissuti con gli occhi ancora lucidi, capaci di trasmettere al pubblico la consapevolezza che, dietro ogni carriera, ci sono anni di sacrifici, paure, rinunce e speranze.
Più che una conferenza, è stato un viaggio nella memoria del calcio italiano. Non quello raccontato dai numeri o dalle statistiche, ma quello vissuto negli spogliatoi, negli allenamenti, nelle trasferte e davanti a stadi gremiti.
Un calcio fatto di uomini prima ancora che di campioni.
Ed è forse proprio questo il messaggio più forte lasciato dalla serata: il vero successo di un calciatore non si misura soltanto con i gol segnati o le partite vinte, ma con i valori che riesce a trasmettere anche molti anni dopo aver appeso gli scarpini al chiodo.
Ancora una volta “Uno Sguardo dalla Torre” ha dimostrato come la cultura possa passare anche attraverso lo sport, trasformando i ricordi di grandi protagonisti in un patrimonio condiviso di emozioni, esempi e insegnamenti.
