Calcio mercato archiviato. Rimangono, nelle scelte del tecnico, determinanti nodi da sciogliere

Tra partenze inevitabili, un paio inaspettate e dolorose, rimangono da sciogliere tre nodi fondamentali: fasce laterali in entrambe le fasi; assetto difensivo e sua composizione più affidabile; infine e soprattutto, definizione del centrocampo intorno a Petriccione che va supportato adeguatamente. L’attacco con il leader assoluto e imprescindibile che risponde al nome di Pietro Iemmello, è il reparto con più qualità: Pafundi, Pecorino, i giovani Arditi e Koffi, gli esterni offensivi D’Alessandro, Di Francesco, Buso e qualche giovane di livello, ancora da scoprire, resta il reparto più affidabile.

Il mercato si chiude con sedici movimento in entrata più otto degni di nota in uscita, oltre ad altri minori che non è proprio il caso di trattare e nemmeno menzionare. Dopo anni di militanza giallorossa, è uscito il vice capitano Nicolò Brighenti, insieme ad un altro veterano come Marco Pompetti. Sono questi gli unici movimenti in uscita non comprensibili e le motivazioni addotte dagli stessi calciatori e riportate dai più, appaiono assai risibili. Ma tant’è.

Non si potevano certo trattenere i tre fenomeni under: Cisse che era di proprietà del Verona, Liberali che aveva una clausola di sei milioni e che il Como ha ritenuto di esercitare, Favasuli che ha prodotto una plusvalenza totale di 7 milioni, da consolidare in più esercizi. Cassandro era di proprietà del Como e il valore di mercato acquisito dopo la scorsa strepitosa stagione, non consentiva margini di trattativa. Andava acquistato quando valeva meno di mezzo milione, cosa neanche presa in considerazione. Pontisso e Pittarello, due assoluti protagonisti della scorsa stagione, sono stati ceduti a più di 2 milioni ciascuno e non c’è proprio nulla da dire. Anche perché sono stati giustamente irremovibili, nel voler andare a sottoscrivere un contratto che conferisce loro, più del triplo rispetto a Catanzaro. Parliamo di professionismo calcistico: società che fa plusvalenze importanti e calciatori che, giustamente e comprensibilmente, sposano progetti più remunerativi e ambiziosi.

Sono entrati, sulla carta tra quelli più importanti, i seguenti elementi: Candela (da considerare anche come esterno destro, oltre che braccetto o terzino), Postiglione, Ruggero e Imperiale in difesa; Dorval come esterno polivalente; Mosti e Giovane, entrambi mancini a centrocampo; Pafundi sulla trequarti al posto di Mattia Liberali e Pecorino punta centrale, in sostituzione di Pittarello. Ogni partente è stato sostituito con calciatori validi dello stesso ruolo, le caratteristiche precipue le vedremo.

Alla luce dei calciatori messi a disposizione di mister Gorgone, rimangono i seguenti nodi da sciogliere: fasce laterali, scelte individuali e di reparto nell’assetto difensivo e soprattutto composizione tecnico tattica del centrocampo, vera grande forza del Catanzaro, da Vivarini in poi. Posto che la catena di destra dello scorso anno è irripetibile per forza protettiva ed incisività (Cassandro , Favasuli e nel girone di ritorno nella parte offensiva con Liberali terminale a piede invertito).

In questa stagione, il Ruggero di turno è più difensivo rispetto a Cassandro, Candela và più senza palla che in proiezione e dribbling alla Favasuli e il solo Pafundi è assimilabile a Liberali nel giocare a piede invertito nella fase d’attacco. Ma Liberali era ormai, come Cisse dall’altra parte nel girone d’andata, un centrocampista aggiunto sia in fase di non possesso che di impostazione. Quindi calciatori con ruoli omologhi, ma interpretazione e caratteristiche diverse. Dall’altra parte, rimangono le scelte conservative, per una sorta di difesa a quattro truccata alla Vivarini, con a sinistra le opzioni basse più conservative, Verrengia ed Imperiale; quella più ibrida come Dorval e quelle, in crescendo più offensive, come Alesi, D’Alessandro, Di Francesco e Buso.

In difesa bisognerà capire se l’assetto rimarrà un tre puro o si possa passare ad un auspicabile, secondo chi scrive, e più equilibrato tre e mezzo. Sarebbe chiaro il vantaggio consistente di guadagnare un centrocampista puro in più e mantenere, accanto e intorno a Pietro, un altro calciatore offensivo e tecnico, con il molto fisico Pecorino, centravanti terminale ma anche boa. Ma tutto parte dall’uomo in più a centrocampo, reparto che sembra aver perso la sua caratteristica di palleggio sfrontato e dominante. La squadra è propositiva e sembra voler ricalcare concetti che lo scorso anno sono stati decisivi. Ma gli attori sono cambiati e questo non è indifferente, fa invece tutta la differenza del mondo.

Mosti non è Pontisso, vero doppio play, ma calciatore più offensivo e meno costruttore di gioco in palleggio. Questo
porta Petriccione fuori dalla sua zona comfort e ormai specialistica, inducendolo a coprire una parte di campo molto più vasta e sovente di pressare molto alto, cosa che già faceva egregiamente a Lecce, ma che non fa’ più da anni. Petriccione è diventato un play che organizza e smista il gioco davanti alla difesa, dove ha il radar di intercetto delle palle avversarie tra le linee. Quello dell’assetto difensivo legato anche al centrocampo, consapevoli che Cassandro e Favasuli non ci sono più, è da mettere subito a fuoco e a posto. Il numero dei difensori è congruo ed è inutile ora disquisire su chi poteva arrivare di meglio. Il mister ha in mano il pallino e DEVE, in teoria, avere tempo e modo per risolvere il problema. In pratica e dopo due sconfitte, non è così. Lo deve fare il prima possibile. Sul centrocampo, nostra grande forza di questi ultimi anni, abbiamo detto e aspettiamo risposte importantissime. Facciamolo, mettiamo in campo una formazione davvero equilibrata. Poi, come sempre, sarà Pietro a trascinare tutti verso un’altra e ancora possibilissima stagione positiva, comunque senza patemi e con soddisfazioni.

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