L’urlo di trentamila tifosi si è infranto contro il muro eretto dalla formazione calabrese. Il triplice fischio del “Barbera” chiude la stagione rosanero e certifica il passaggio del turno degli uomini di Aquilani. La delusione brucia. Nelle viscere dello stadio si respira l’amarezza di chi ha sfiorato una rimonta difficilissima, fermandosi a un passo dal traguardo. Filippo Inzaghi si presenta davanti ai microfoni per l’analisi di fine anno. Accetta il verdetto del campo, rende onore agli avversari e traccia immediatamente la rotta per il futuro. Le sue dichiarazioni, raccolte e riportate dal portale tematico ForzaPalermo.it, delineano il ritratto di un allenatore ferito ma già proiettato al prossimo torneo.
L’omaggio ai tifosi e l’onore delle armi
Il tecnico piacentino analizza l’eliminazione partendo dall’impatto ambientale. Il calore del pubblico siciliano ha spinto la squadra ben oltre l’ostacolo tattico. L’amarezza per il risultato non cancella la prestazione. “La squadra è stata fantastica. Quello che succede qui è da stadio inglese”, ammette il mister. La spinta emotiva non è bastata a scardinare definitivamente la retroguardia giallorossa nei centottanta minuti. “Tutto quello che abbiamo fatto non è servito. Dobbiamo fare i complimenti al Catanzaro“.
L’uscita di scena lascia spazio all’orgoglio per il legame ricostruito con la piazza. “I nostri tifosi sono da Champions League. Questa squadra ha conquistato il pubblico e sarà una partita che rimarrà negli occhi di tutti. La gente non ti regala niente ed uscire tra l’ovazione del pubblico non è da tutti. Finché non raggiungo il traguardo io non sarò soddisfatto”. Un bilancio addolcito dal riconoscimento della curva. “In ritiro io vi ho detto: ‘Se usciremo tra gli applausi il nostro lavoro avrà dato i propri frutti’. Adesso ho le idee un po’ più chiare di quando sono arrivato”.
La promessa al Barbera: “Da qui non mi muovo”
Il mancato accesso all’ultimo atto dei playoff apre la parentesi legata al futuro della panchina. Inzaghi sgombra il tavolo da qualsiasi speculazione. Rivendica i successi passati e chiede tempo per completare il progetto tecnico in Sicilia. “Io farò di tutto il prossimo anno per completare quanto richiesto. A Benevento e Pisa ci sono riuscito al primo colpo, qui ci vorrà un altro anno”.
La fedeltà ai colori rosanero assume toni categorici. “Da qui non mi muovo, nemmeno se mi chiamasse il Real Madrid. Qui io e la mia famiglia stiamo bene e finché non mi cacciano io resto qui”. Una presa di posizione netta. L’allenatore vuole riprovarci. Punta tutto sulla consapevolezza dei propri mezzi e su un bagaglio d’esperienza arricchito dai mesi vissuti sull’isola. “Sono cresciuto come allenatore, conosco bene la mia squadra e ciascuno di loro singolarmente. Qualcosa va migliorato, non nascondiamoci la testa dentro la sabbia. Ripartiremo ancora più carichi da luglio”. Il rispetto sportivo si unisce alla fame di riscatto. “Complimenti a chi è arrivato al traguardo, noi ci rimettiamo subito a lavoro per riuscirci il prossimo anno”.
L’asticella dei 72 punti e i rimpianti tattici
Fissare un parametro numerico aiuta a misurare le ambizioni future. Il riferimento statistico della stagione appena conclusa diventa il bersaglio da abbattere per centrare la promozione diretta. “Io penso che se l’anno prossimo miglioreremo i 72 punti avremo raggiunto l’obiettivo”, sentenzia la guida tecnica.
La disamina si sposta su questioni strettamente legate al rettangolo verde. Esiste il rammarico per una svolta tattica ritardata dagli eventi imprevedibili dell’annata. “Purtroppo in alcuni frangenti avevo intenzione di cambiare sistema ed è quello di stasera dal quale ho intenzione di ripartire. Quando avrei voluto cambiarlo purtroppo si è fatto male Johnsen e poi qualche altro infortunio”. Le modifiche strutturali sono state rinviate a causa dell’infermeria. Il tempo per colmare le lacune evidenziate dalla doppia sfida contro il Catanzaro non mancherà. L’estate servirà a vivisezionare le criticità. “Ci sarebbero tante partite da analizzare e capire dove migliorare e cosa ci è mancato. Avremo tempo con lo staff di analizzare e concentrarci al prossimo campionato per migliorare i 72 punti”.
Il sipario cala sul campionato dei padroni di casa. La solidità difensiva e la maturità mentale hanno premiato la formazione calabrese, condannando i rosanero a rimandare i sogni di gloria. Il cantiere siciliano si riaprirà a breve con le idee chiarite da una sconfitta dolorosa. Vincere richiede l’esatta miscela tra spinta passionale e spietatezza tattica. L’appuntamento con la storia questa volta premia chi ha saputo resistere all’urto dell’uragano per poi staccare il biglietto della finale.
