Il destino di una città che sta sognando ad occhi aperti passava stasera per una città ricca di civiltà e di storia, anche calcistica, Palermo. Purtroppo, le cronache locali raccontavano di una notte passata tra fumogeni e botti proprio sotto le camere dove riposavano i giocatori giallorossi e questo – credo – nulla ha a che fare con qualsiasi accenno di sportività e rispetto che ogni essere umano deve avere per il suo prossimo.
Ma andiamo alla cronaca più spicciola. Mai – dico mai – si era assistito ad una partita così intensa, dai toni drammatici, una di quelle gare dove il pallone scottava e i nervi contavano più delle gambe. Il Catanzaro decideva di entrare nella storia, lottava come un leone ferito, sudava ogni pallone e poi – meritatamente- conquistava l’agognata finale.
Due a zero per un Palermo che sembrava un orso ferito, direi un animale tarantolato dagli oltre 30.000 spettatori di un Barbera che sprizzava entusiasmo da tutti i pori e spingeva i rosanero verso un sogno molto complicato.
Il bomber dai capelli biondi in apertura e Rui Modesto al minuto 89 decretavano una vittoria che, tuttavia, non serviva a nulla. Nel mezzo, tanto agonismo, tante occasioni da entrambe le parti (una in particolare clamorosa con Di Francesco nel finale), sangue che gocciolava dal naso di Favasuli, tempo che non scorreva mai per una partita dai toni epici, stile anni sessanta.
Un finale, poi, da vietare ai malati di cuore, ma gli uomini di Aquilani mostravano una “garra” che consentirà loro di giocarsi la finale contro il Monza tra quattro giorni. Sognare non costa nulla, questi ragazzi ci hanno insegnato che più dei milioni contano l’organizzazione di gioco e il cuore. Ed il cuore dovrà spingerci tutti verso un traguardo che appare sì difficile, ma non impossibile. La vita è bella ma con un Catanzaro così è ancora più bella. Andiamo a prenderci la storia dopo 43 anni. Ce lo chiedono i nostri padri, ce lo chiedono i nostri figli. Forza Giallorossi.
