È tornato operativo il defibrillatore pubblico installato sul lungomare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino di Lamezia Terme, uno dei principali presìdi di cardioprotezione presenti sul territorio cittadino. Il dispositivo, fondamentale in caso di arresto cardiaco improvviso, è stato ripristinato e reso nuovamente disponibile grazie all’intervento del cardiologo Giuseppe Colangelo, promotore dell’iniziativa.
Un’azione concreta che va oltre il semplice ripristino tecnico di uno strumento sanitario e che, nelle intenzioni del medico, avrebbe dovuto rappresentare anche un momento di sensibilizzazione collettiva sull’importanza della prevenzione cardiovascolare e della cultura del primo soccorso.
“Non ho mai vissuto questo gesto come qualcosa di personale o come un’iniziativa finalizzata alla visibilità – ha dichiarato Colangelo –. Non ho interessi politici, né obiettivi professionali da promuovere. Ho semplicemente ritenuto doveroso restituire alla città un dispositivo che può salvare vite umane”.
Il defibrillatore del lungomare rappresenta infatti un presidio particolarmente importante in un’area quotidianamente frequentata da centinaia di persone, tra famiglie, anziani, sportivi e corridori. In caso di arresto cardiaco improvviso, la disponibilità immediata di un DAE e la rapidità d’intervento possono aumentare in modo decisivo le possibilità di sopravvivenza.
Proprio per questo, il cardiologo si aspettava che il ripristino del dispositivo potesse generare una partecipazione più ampia da parte della cittadinanza e una maggiore attenzione pubblica verso il tema della cardioprotezione.
“Non era importante il mio nome – ha spiegato – ma il significato del gesto. Mi aspettavo almeno una riflessione collettiva sul valore di un presidio salvavita accessibile a tutti e sulla necessità di investire seriamente nella prevenzione”.
All’incontro organizzato durante la reinstallazione delle piastre del defibrillatore, tuttavia, la presenza dei cittadini è stata molto limitata. Nonostante gli appelli rivolti alla comunità lametina, erano presenti appena una decina di persone. Tra queste il responsabile del 118 di Lamezia Terme, il dottor Saverio Ferrari, l’avvocato Giancarlo Nicotera e una pattuglia della Polizia Locale.
Un dato che, secondo Colangelo, evidenzia una criticità culturale ancora profonda.
“La sensazione – osserva il medico – è che il tema del primo soccorso venga ancora percepito come qualcosa di distante, quasi astratto. Eppure l’arresto cardiaco improvviso può colpire chiunque, senza preavviso e in qualsiasi contesto”.
A colpire il cardiologo sarebbe stato anche il disinteresse mostrato da molti frequentatori abituali del lungomare, compresi diversi sportivi impegnati nelle attività fisiche lungo il tratto costiero proprio durante l’iniziativa.
“Paradossalmente – sottolinea – chi pratica sport dovrebbe essere tra i primi a comprendere l’importanza della presenza di un defibrillatore pubblico. Gli eventi cardiaci improvvisi possono verificarsi anche in persone apparentemente sane e durante l’attività fisica”.
Per Colangelo, la presenza dei defibrillatori sul territorio non può essere considerata sufficiente senza un parallelo investimento nella formazione dei cittadini e nella diffusione della cultura del primo intervento.
Secondo il cardiologo, serve un cambio di mentalità che coinvolga istituzioni, mondo sanitario, associazioni e comunità locali, affinché la prevenzione non venga affrontata soltanto dopo le tragedie, ma diventi una priorità stabile e condivisa.
L’impegno del medico nella cardioprotezione pubblica prosegue anche fuori dalla Calabria. In questi giorni, infatti, Colangelo sarà impegnato nel ripristino di un ulteriore defibrillatore pubblico nella sua terra di adozione, dove le nuove piastre del dispositivo sono state acquistate direttamente dai residenti della zona.
“Questi esempi dimostrano che quando una comunità sviluppa una vera sensibilità verso il primo soccorso, i cittadini diventano parte attiva della prevenzione e della tutela della vita umana”.
Nessun intento polemico, ribadisce il cardiologo, ma piuttosto il desiderio di lanciare un messaggio chiaro e costruttivo.
“Bisogna fare molto di più – conclude –. Occorre uscire dagli ospedali, parlare con la gente, investire nella formazione e rendere i defibrillatori realmente parte della quotidianità urbana. La prevenzione non può restare soltanto uno slogan: deve trasformarsi in responsabilità collettiva”.
