Il giornalista Rai coinvolge il pubblico raccontando attraverso il suo “Diario di un trapezista” aneddoti e particolari scottanti di una parte delle sue inchieste
Ieri sera presso il Teatro Politeama di Catanzaro il folto pubblico presente ha potuto conoscere un Sigfrido Ranucci che le telecamere di “Report”, il famoso programma di Rai 3 da lui condotto da anni non ha fatto vedere o quantomeno che la nota trasmissione della tv di Stato fa conoscere solo in parte.
Il nr 1 del giornalismo italiano d’inchiesta e di denuncia nel corso delle due ore durante le quali ha trattenuto i presenti ha raccontato diverse situazioni “scabrose” che hanno caratterizzato le sue inchieste scottanti per molte delle quali è diventato ormai un giornalista “scomodo”.
Per questa etichetta che si porta dietro da tempo il giornalista Rai ha spesso temuto per la sua incolumità al punto da essere costretto a muoversi con la scorta.
Le minacce e i tentativi di omicidio per le sue inchieste scottanti sono diventate quasi una prassi per un uomo semplice e tenace che fa della ricerca della verità l’obiettivo primario del suo lavoro, al di là dello scoop che, come si sa, è la linfa vitale che permette ad un giornalista di denuncia di far accrescere notorietà e, nel suo caso, visibilità.
“Il Diario di un Trapezista” è un racconto, a ruota libera, di un giornalista nato come inviato in giro per il mondo sotto l’ala protettiva di Roberto Morrione con cui è cresciuto professionalmente e che con il trascorrere del tempo ha coltivato la sua passione per un tipo di giornalismo che andasse al di là della semplice cronaca: quello della denuncia, delle inchieste scabrose, della malavita, degli intrecci e accordi politici sottobanco, dei reati….
Il racconto che ha tenuto con il fiato sospeso il pubblico presente al Politeama è la storia della sua vita nei suoi passaggi salienti.
“Il Diario di un trapezista” è la presentazione teatrale che racconta un Ranucci segreto che per realizzare le inchieste ha dovuto fare delle scelte, anche in pochi secondi, che hanno condizionato per sempre la sua vita.

“Ho imparato che a definire il destino di una persona non sono tanto le sue qualità, quanto le sue scelte. Anche quelle che non fa. Ci sono persone che con la loro presenza e le loro scelte, pur rimanendo nell’ombra, sono state determinanti per la realizzazione delle mie inchieste, persone che sembrano uscite da un romanzo”. E’ questo uno dei passaggi fondamentali con cui ha esordito.
Non mancano gli aneddoti e i retroscena. L’importanza e la presenza decisiva di persone che lo hanno indirizzato e aiutano a scoprire verità scomode, a risolvere inchieste “scottanti”.
C’è un vagabondo che lo aiuta a realizzare lo scoop internazionale più importante della storia della Rai, quello sui bombardamenti di Falluja, dove gli Stati Uniti hanno utilizzato l’agente chimico fosforo bianco.
C’è un tassista di Parma che scopre essere stato la guardia del corpo di Callisto Tanzi che gli fa ritrovare la pinacoteca dell’imprenditore fondatore della Parmalat, decine di capolavori del valore di milioni di euro che erano sfuggiti alle indagini di due procure e dell’agenzia di investigazione internazionale più importante del mondo, la Krol.
C’è una producer svizzera, sua amica che passa le notti insonni a salvare i rospi e che lo ha salvato dalla trappola di un politico che lo aveva fatto spiare per bloccare la sua inchiesta sulla sua amministrazione e stroncare la sua carriera.
C’è una vicepreside di una scuola che lo ha aiutato a realizzare un’inchiesta sul traffico di armi e un rapinatore pugliese che ha assistito all’ordine di ucciderlo da parte della mafia.
C’è la professoressa che ha ripreso il misterioso incontro tra il senatore Matteo Renzi e l’ex 007 Marco Mancini in un autogrill. Infine c’è Lavinia una bodyguard che lo ha aiutato a sventare il progetto di alcuni politici di sostituirlo alla conduzione di “Report”.
“Ho maturato la convinzione che tutte le persone che ho incontrato nella mia vita – dice Ranucci – hanno avuto un compito, coloro che sono andate via è perché quel compito l’avevano portato a termine. Tutte si sono portate via un pezzo di me e mi hanno insegnato qualcosa, alcune anche a non essere come loro”.
Serata interessante ed emotivamente coinvolgente nella quale si è potuto apprendere solo una minima parte delle inchieste che hanno visto protagonista un uomo che, per la sua tenacia e caparbietà nel potarle avanti, è diventato il giornalista apprezzato e stimato che conosciamo ma che in molti, purtroppo, vorrebbero che uscisse dalle scene… per sempre!

