Il prato del “Romeo Menti” restituisce un verdetto amaro per la classifica, ma foriero di segnali incoraggianti sul piano del gioco. Il posticipo serale tra Juve Stabia e Catanzaro si chiude sull’1-1, un pareggio che lascia intatta l’incertezza nella zona nobile della graduatoria. A fare la voce grossa nel post-partita è Ignazio Abate, tecnico dei campani. L’allenatore analizza l’andamento del match con una miscela di pragmatismo tattico e fervore emotivo. La sua analisi si sofferma sulle dinamiche di una sfida che ha visto i gialloblù spingere forte nel primo tempo, per poi abbassare fisiologicamente il raggio d’azione sotto i colpi di un avversario di altissimo profilo.
La reazione nervosa e l’orgoglio del Menti
L’assunto di partenza dell’ex difensore milanista si concentra sull’atteggiamento dei suoi uomini. Un approccio feroce, nato dalle difficoltà ambientali delle settimane precedenti e sfociato in una partenza bruciante. Il tecnico non usa giri di parole per lodare l’intensità messa in campo. “Ho visto dei calciatori col sangue agli occhi, veramente hanno dato l’anima, all’inizio della partita loro erano annichiliti”, afferma con trasporto, tracciando il solco tra le paure della vigilia e la risposta del rettangolo verde. Un atteggiamento figlio della voglia di compattarsi oltre gli ostacoli. “Lavoriamo da mesi con il rumore in sottofondo… gli ultimi giorni il rumore non era in sottofondo, era assordante. Rimbombava forte nelle orecchie”.
Un clima complesso che avrebbe potuto stritolare una squadra meno coesa. Invece la Juve Stabia ha saputo reagire, sfiorando il colpo grosso prima del sigillo finale dei calabresi.
Il calo fisiologico e le contromosse del Catanzaro
Se la prima frazione ha esaltato i padroni di casa, la ripresa ha certificato il prepotente ritorno del Catanzaro. Abate non nasconde le difficoltà incontrate dalla sua formazione nel contenere il palleggio asfissiante degli ospiti. Il baricentro basso degli ultimi 45 minuti è una diretta conseguenza della spinta avversaria. “L’arretramento molto spesso passi e ci batto sempre, passa dalla gestione della palla”, spiega l’allenatore. Il dominio territoriale dei giallorossi ha obbligato i campani a lunghe fasi di apnea. “Non è facile recuperare palla in una zona ultraoffensiva. Una volta che ti abbassi dietro linea palla poi devi avere la forza di aprirti, di gestirla meglio la palla”.
Le sortite avversarie hanno progressivamente schiacciato la retroguardia gialloblù. “Fa abbassare il baricentro agli avversari, ti fa rifiutare e vai in apnea”. Nonostante l’assedio, le occasioni per raddoppiare in ripartenza non sono mancate, con i contropiedi di Ricciardi e Okoro sfumati sul più bello e la palla gol di Maistro al 93′.
L’emergenza infortuni e le scelte tattiche
Il tema delle assenze domina la parte finale della conferenza. La rosa campana fa i conti con un’infermeria affollata, che limita drammaticamente le rotazioni, soprattutto in mezzo al campo e nel reparto offensivo. Mancano pedine fondamentali come Candellone, Bellich, Burnete e Zeroli. “Arrivi a fine stagione, hai meno energie fisiche, meno energie mentali, dobbiamo cercare di recuperare”, analizza lucidamente Abate. L’impossibilità di pescare dal mazzo ha condizionato le letture a gara in corso. “A un certo punto non avevo centrocampisti in panchina”, ammette il tecnico, sottolineando come l’assenza di un terminale offensivo di peso, capace di ripulire i palloni e far salire la squadra, abbia privato i suoi della valvola di sfogo necessaria per allentare la pressione.
Il rientro di Leone, in campo dopo settimane di stop, rappresenta l’unica nota lieta in ottica infermeria, pur con un minutaggio limitato da una condizione fisica non ancora ottimale. La chiusura è un patto di fiducia stretto con l’ambiente: la squadra c’è, è viva, e lotterà fino all’ultimo secondo della stagione per mantenere la posizione.
