Ospite sabato scorso su Radio Ciak alla trasmissione Passione Catanzaro nel Gran Weekend de I Ninja, Umberto De Stefano si è raccontato senza filtri. Il responsabile marketing dell’US Catanzaro 1929, fresco di rinnovo contrattuale, ha ripercorso il suo percorso atipico, le iniziative che hanno avvicinato la squadra alla tifoseria e la visione che guida il club giallorosso anche fuori dal rettangolo verde. Un’ora di chiacchierata che ha acceso i riflettori su un aspetto spesso trascurato: il Catanzaro non è solo calcio. È un marchio. E va trattato come tale.
Un percorso atipico, tra aziende e passione
De Stefano non arriva esclusivamente dal calcio. «Ho lavorato in altre aziende, sempre in ruoli commerciali. Ho trascorso tanti anni in un importante studio legale reggino. Poi la passione per il calcio mi ha spinto a collaborare con la Reggina». Quattro anni in riva allo Stretto, nell’epoca della presidenza Gallo, tra Serie C, Serie B e la promozione. «L’ultimo anno è stato sfortunato: la Reggina è stata cancellata dal calcio. E così sono approdato qui a Catanzaro».
L’arrivo in giallorosso è stato un approdo naturale. De Stefano ha trovato un ambiente strutturato, una proprietà solida e una comunità che lo ha accolto. «Mi trovo benissimo a Catanzaro. Abito vicino Soverato, a Montepaone, ma mi sono integrato nella comunità catanzarese. Per me è un grande risultato poter lavorare ancora per questa società». Il rinnovo firmato nei giorni scorsi è il sigillo su un rapporto che funziona. La famiglia Noto ha puntato su di lui, dandogli metodo e orizzonti. «Ho la fortuna di lavorare in una società seria, che mi ha messo nelle condizioni di poter lavorare senza pressioni. Se non hai dietro un gruppo come la famiglia Noto, verrebbe difficile fare tutto. Miracoli non ne fa nessuno».
Ceravolo Experience: l’odore dell’erba prima del fischio d’inizio
Tra i progetti che De Stefano ha portato a Catanzaro, il Ceravolo Experience – nato come Match Experience – è quello che gli ha dato più soddisfazioni. Un format che ogni anno cambia nome per esigenze di marketing, ma che nella sostanza resta fedele a un’intuizione: far vivere lo stadio da protagonisti. «Un tifoso non sa l’odore che fa l’erba prima dell’inizio della partita, oppure l’odore che ha lo spogliatoio. Sono quelle sensazioni che piacciono ai tifosi». Far entrare i partecipanti due ore prima del match, portarli a bordo campo, accompagnarli dove normalmente non potrebbero andare. L’indice di gradimento è altissimo.
L’iniziativa è riservata ai tifosi ma aperta anche agli sponsor. Perché dà valore alla sponsorizzazione, crea un legame che va oltre il risultato sportivo. «A Catanzaro ha avuto un successo enorme. L’abbiamo fatto in tutti e tre gli anni scorsi. Contiamo di riproporlo, perché è anche una piccola fonte di revenue, ma soprattutto consente di avvicinare il territorio e far vivere la squadra in maniera più concreta, più appassionata».
Digitale, sponsor e nuovi mercati
La struttura marketing del Catanzaro si è ampliata. Due nuove figure, giovani e competenti sul fronte digital, sono entrate a far parte del team. «Il digitale è fondamentale. I social sono canali di comunicazione, ma anche possibili arieti per entrare in altri settori o in altre zone geografiche dove la passione giallorossa è fortissima». Il pensiero corre a Canada, Stati Uniti, Australia. Comunità di calabresi e catanzaresi che magari vorrebbero mettere una firma sotto una sponsorizzazione. «È un mercato interessante. Noi abbiamo un bacino enorme di tifosi in tutto il mondo che vanno valorizzati. È un peccato non sfruttarlo: è una risorsa che magari una squadra del Nord Italia non ha».
De Stefano ha svelato anche un retroscena mai raccontato prima. Un’amichevole del Catanzaro a Osaka, in Giappone, era stata quasi concordata tre anni fa. «Avevamo raggiunto un quasi accordo. Poi non coincideva con le fasi del nostro campionato, era impossibile programmarla concretamente. Ma fare una tournée sarebbe un boost di visibilità enorme. Avvicinerebbe la comunità del territorio dove vai, che sia Argentina, Stati Uniti, Canada o Australia. E sarebbe un ritorno enorme sul versante marketing». Progetti che vanno programmati con calma, con bilanci equilibrati, trovando le giuste connessioni. «Una tournée in Australia è impegnativa sotto tanti punti di vista».
La Serie A sfiorata e il valore del marchio Catanzaro
Il discorso è scivolato inevitabilmente sulla finale playoff persa contro il Monza. «Se fosse stata Serie A, il mondo si sarebbe aperto. Il marchio Catanzaro si vendeva già in Serie C, ma la massima serie ti apre prospettive completamente diverse. A quel punto sono le aziende che ti cercano a livello nazionale, perché hai una visibilità globale». Poi un dato che fa riflettere: «Abbiamo avuto indici di ascolto superiori alla finale di Champions League, certificati dalla Lega. Catanzaro sarebbe stato un prodotto facile da vendere, perché rappresenta la passione, la territorialità, l’attaccamento a un territorio. Quei valori che si sono visti nella finale: tutta l’Italia ha tifato Catanzaro, tranne Monza».
Non è andata. Ma si riparte con la consapevolezza che la dimensione del club è quella di una crescita equilibrata. «Questo non preclude che se arriviamo a un passo dal sogno non dobbiamo arrivarci». La società sta costruendo le fondamenta per consolidarsi in Serie B e puntare a qualcosa di superiore. L’arrivo del nuovo direttore generale Nicola Bignotti è un tassello di questo disegno. «È stato tanti anni in Svizzera, ha un modo di vedere le cose a livello internazionale, un metodo di lavoro basato su un’organizzazione ancora più metodica. La società non lascia nulla al caso. Lavora sottotraccia per preparare la strada».
Obiettivi: consolidare e allargare
Sul fronte strettamente commerciale, De Stefano ha le idee chiare. «Quest’anno vogliamo consolidarci e, se possibile, allargare il perimetro dei nostri partner. Ma puntiamo anche su iniziative che negli anni scorsi non siamo riusciti a completare in maniera perfetta: eventi B2B, azioni di networking che sfruttino le aree hospitality per coinvolgere sempre di più chi è partner del progetto Catanzaro». Non chiamateli sponsor. «Preferisco chiamarli partner del progetto Catanzaro. Vogliamo farli sentire parte di un club esclusivo, fornendo servizi e valore aggiunto. A prescindere dal risultato sportivo contingente, devono sentirsi appartenere a una comunità».
La visione futura è quella tracciata dal presidente Floriano Noto: crescere, strutturarsi, consolidarsi. «Ricordiamoci che in Calabria ci siamo soltanto noi. C’è solo il Catanzaro. Le altre squadre fanno difficoltà. In Sicilia, eccezion fatta per il Palermo che ha una proprietà straniera multimiliardaria, ci sono medesime difficoltà. In un panorama desolato, Catanzaro deve tenersi stretta questa proprietà e capire che i passi fatti con equilibrio significano seminare per il futuro senza rovinare quanto è stato fatto nel passato».
De Stefano ha confessato anche la sua personale ricetta professionale: aggiornamento continuo. «Il lavoro che faccio richiede un costante aggiornamento. Quello che ho fatto l’anno scorso è già vecchio rispetto alle esigenze del mercato. Ho la curiosità e la passione per imparare sempre». La società lo ha mandato a studiare come la Roma struttura gli eventi business. «Copiare dai migliori, emulare i migliori, è comunque un vantaggio. C’è voglia da parte mia di imparare e della società di investire sulle risorse per adeguarsi sempre di più ai nuovi standard».
Il Catanzaro non cerca sogni, ma realtà solide. Lo spot è già scritto. Il marketing giallorosso ha trovato in De Stefano un regista capace di trasformare la passione in progetto. E il Ceravolo, partita dopo partita, respira sempre più aria di casa.
