Il volo interrotto di un pioniere: si è spento a 87 anni Gianni Fanello

Il calcio italiano perde uno dei suoi figli più autentici. Si è spento oggi a Pizzo, all’età di 87 anni, Gianni Fanello. Un messaggio diffuso sui social dalla famiglia ha annunciato la scomparsa dell’amatissimo attaccante. Nel manifesto funebre viene ricordato come un’icona capace di solcare il campo con eleganza e umiltà. I funerali si terranno nel Duomo di San Giorgio martedì 7 luglio alle 16.30. Il leggendario “fornaretto”, capace di infiammare le folle tra gli anni Cinquanta e Sessanta, lascia un vuoto incolmabile. La sua parabola agonistica parte dai campi polverosi del sud per arrivare fino alle Olimpiadi, tracciando il profilo di un pioniere assoluto.

L’epopea in giallorosso e la hall of fame

La leggenda prende forma nella sua terra. Arrivato all’US Catanzaro nel 1958 dopo le prime esperienze con l’Unione Sportiva Pizzo, Fanello impiega pochissimo a stravolgere le gerarchie del reparto offensivo. Il soprannome “fornaretto di Pizzo” nasce tra le mura del panificio paterno. Tra un massaggiante allenamento e l’altro, il giovane centravanti non faceva mai mancare il proprio aiuto in bottega.

L’apice si materializza nella stagione 1959-1960. Sotto la guida tecnica della gestione Pasinati, le reti del bomber trascinano le Aquile verso una storica promozione in Serie B. Condivide il titolo di capocannoniere con Rambone. A soli 21 anni, firma 15 centri determinanti, chiudendo l’avventura nel capoluogo con un bilancio complessivo di 60 presenze e 30 marcature. Numeri che gli spalancano di diritto le porte della hall of fame societaria.

Dalle Olimpiadi di Roma al mercato dorato

Il talento esploso in provincia attira l’attenzione dei vertici federali. Nell’estate del 1960, Nereo Rocco lo convoca nella Nazionale Olimpica per i Giochi di Roma. L’esordio avviene il 26 agosto contro Taiwan. L’Italia sfiora il podio chiudendo al quarto posto, e la punta calabrese lascia la sua firma mettendo a referto 1 rete in 2 partite disputate.

Il palcoscenico a cinque cerchi scatena un’autentica asta di mercato. Il Milan sborsa 40 milioni di lire per assicurarsi il suo cartellino. La dirigenza rossonera lo utilizza come pedina di scambio stellare, girandolo in prestito all’Alessandria per arrivare al giovanissimo Gianni Rivera. Con i grigi piemontesi, l’attaccante vive una stagione irreale. Registra il record di 26 gol in 37 partite nel torneo 1960-1961, conquistando il titolo di capocannoniere. Un primato assoluto. Verrà eguagliato solamente 38 anni più tardi da Marco Ferrante con la maglia del Torino, seppur con un’incidenza di calci di rigore nettamente superiore (ben 12 contro i 2 trasformati dal bomber di Pizzo).

Il grande calcio, la Coppa e l’America

Rientrato alla base lombarda, il mercato lo sposta nuovamente al sud. Il Napoli lo acquista versando 150 milioni nelle casse milaniste. All’ombra del Vesuvio disputa tre campionati intensi, scrivendo una pagina indelebile nell’annata 1961-1962. Arrivano la promozione nel massimo campionato e il trionfo in Coppa Italia. L’anno seguente si affaccia in Europa, realizzando 3 reti in Coppa delle Coppe e 6 nel campionato italiano.

La carriera di Giovanni Fanello, nato il 21 febbraio 1939, prosegue alternando lampi di classe a sfide in piazze caldissime. Veste i colori del Catania in Serie A siglando 5 centri in 35 gare, ritrova la B a Napoli centrando un’altra promozione, poi torna in Sicilia nel 1966. Il Maestro Nereo Rocco lo chiama al Torino, ma l’esperienza si chiude con sole 4 presenze e 1 rete. Tre stagioni alla Reggiana anticipano l’ultimo, romantico capitolo oltreoceano. Nel 1973 vola in Canada con il doppio ruolo di allenatore e giocatore per il Toronto Italia, trascinando la squadra al quinto posto nella National Soccer League.

I tabellini ufficiali consegnano agli archivi un patrimonio di 218 gettoni e 71 firme in cadetteria, sommati a 80 apparizioni e 17 acuti nel massimo campionato. L’eredità umana supera però ampiamente la contabilità delle reti. Pizzo e l’intera provincia salutano un campione d’altri tempi, figlio di un’era calcistica in cui la fatica sul prato verde valeva quanto il sudore in panetteria all’alba. Il prossimo campionato giallorosso porterà inevitabilmente con sé il peso di questa grave perdita. L’obiettivo primario per la squadra guidata in panchina da mister Gorgone sarà quello di onorare la sua figura storica mettendo in campo lo stesso ardore agonistico. La memoria del “fornaretto” continuerà a vivere forte nei racconti di chi, sui gradini del vecchio stadio, ha visto un ragazzo del sud prendersi l’Italia intera.

Articoli correlati

Ultimi articoli